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CLAUDIA
Meno di un mese fa è saltato l’ultimo diaframma roccioso del traforo del
Frejus. L’ingegner Sommeiller, che ha portato avanti il progetto, si è anche
occupato di tutte le costruzioni ferroviarie del Regno di Sardegna. Ingegnere, ci vuol parlare un po’ di lei? FABIO Non c’è molto da dire. La mia vita familiare
non è stata delle più felici, perché sono rimasto orfano di padre quando
avevo appena 13 anni e quattro anni dopo anche mia madre, purtroppo, è mancata.
Così io e i miei quattro fratelli siamo stati accolti dal nonno materno. Dopo
gli studi in collegio mi sono iscritto alla facoltà di ingegneria
dell’università di Torino e nel 1842 mi sono laureato. CLAUDIA
È vero che dopo la laurea ha tentato la carriera militare?
FABIO Sì, ma con scarso successo e così, a 30 anni,
sono entrato nel genio civile. In Piemonte allora si stava risvegliando
l’interesse per le ferrovie, ma è stato con Cavour che i programmi ferroviari
hanno ricevuto un notevole impulso. Subito si pensò alla realizzazione del
collegamento tra Torino e Genova e in seguito fu progettato di prolungare il
percorso fino a Chambery, con la costruzione di una galleria sotto il Frejus,
che da Bardonecchia doveva portare fino a Modane. CLAUDIA
Ed è per questo progetto che è andato ad approfondire le sue conoscenze
all’estero? FABIO Sì, mi sono recato per un periodo di tirocinio
prima in Belgio e poi in Inghilterra e al mio ritorno ho preso parte alla
costruzione della Torino-Genova. CLAUDIA
Quali difficoltà ha dovuto superare nella realizzazione di questo tracciato? FABIO Le difficoltà maggiori le abbiamo incontrate
nel tratto che va da Busalla a Pontedecimo, che sebbene sia lungo soltanto dieci
chilometri, comprende una galleria lunga 3200 metri e pendenze che arrivano al
35 per cento. Pensi che abbiamo chiesto un parere a George Stephenson, ma si è
rivelato perplesso all’impiego delle sue locomotive in quelle condizioni. CLAUDIA
E poi come è andata a finire? FABIO Abbiamo proposto a Stephenson di collocare in
testa ai treni due locomotive a vapore, invece di una e di accoppiarle in senso
inverso. Questo nostro suggerimento è stato approvato da Stephenson che ha
fatto realizzare nelle officine belghe un gruppo di queste locomotive, che sono
state chiamate “Mastodonti”, sia per le dimensioni che per la potenza. CLAUDIA
Si puo dire allora che la Torino-Genova è stato un utile banco di prova per le
realizzazioni successive? FABIO Eh sì, è stato proprio così. Lei non riesce
nemmeno a immaginare tutti i problemi che abbiamo dovuto risolvere per questo
tronco ferroviario. Ma il traforo del Frejus, con i suoi 12 chilometri di
lunghezza e i quasi 8 metri di altezza, non è certo uno scherzo. E in più
bisogna considerare che è tutta roccia dura. CLAUDIA
È per il traforo del Frejus che lei ha inventato il nuovo tipo di perforatrice? FABIO Sì, è esatto. La mia perforatrice che si basa
sul principio della rotazione e dell’avanzamento presenta notevoli vantaggi
nella perforazione meccanica. Non dimentichi che sono un ingegnere idraulico e
in base ai miei studi sono riuscito anche a mettere a punto un nuovo tipo di
compressore che sfrutta, appunto, l’azionamento idraulico. |
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