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Testi di Giuseppe Campanaro per il programma GR Storia di Radio Blu Sat 2000

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CLAUDIA Meno di un mese fa è saltato l’ultimo diaframma roccioso del traforo del Frejus. L’ingegner Sommeiller, che ha portato avanti il progetto, si è anche occupato di tutte le costruzioni ferroviarie del Regno di Sardegna.

Ingegnere, ci vuol parlare un po’ di lei?

 

FABIO Non c’è molto da dire. La mia vita familiare non è stata delle più felici, perché sono rimasto orfano di padre quando avevo appena 13 anni e quattro anni dopo anche mia madre, purtroppo, è mancata. Così io e i miei quattro fratelli siamo stati accolti dal nonno materno. Dopo gli studi in collegio mi sono iscritto alla facoltà di ingegneria dell’università di Torino e nel 1842 mi sono laureato.

 

CLAUDIA È vero che dopo la laurea ha tentato la carriera militare?

 

FABIO Sì, ma con scarso successo e così, a 30 anni, sono entrato nel genio civile. In Piemonte allora si stava risvegliando l’interesse per le ferrovie, ma è stato con Cavour che i programmi ferroviari hanno ricevuto un notevole impulso. Subito si pensò alla realizzazione del collegamento tra Torino e Genova e in seguito fu progettato di prolungare il percorso fino a Chambery, con la costruzione di una galleria sotto il Frejus, che da Bardonecchia doveva portare fino a Modane.

 

CLAUDIA Ed è per questo progetto che è andato ad approfondire le sue conoscenze all’estero?  

 

FABIO Sì, mi sono recato per un periodo di tirocinio prima in Belgio e poi in Inghilterra e al mio ritorno ho preso parte alla costruzione della Torino-Genova.

 

CLAUDIA Quali difficoltà ha dovuto superare nella realizzazione di questo tracciato?

 

FABIO Le difficoltà maggiori le abbiamo incontrate nel tratto che va da Busalla a Pontedecimo, che sebbene sia lungo soltanto dieci chilometri, comprende una galleria lunga 3200 metri e pendenze che arrivano al 35 per cento. Pensi che abbiamo chiesto un parere a George Stephenson, ma si è rivelato perplesso all’impiego delle sue locomotive in quelle condizioni.

 

CLAUDIA E poi come è andata a finire?

 

FABIO Abbiamo proposto a Stephenson di collocare in testa ai treni due locomotive a vapore, invece di una e di accoppiarle in senso inverso. Questo nostro suggerimento è stato approvato da Stephenson che ha fatto realizzare nelle officine belghe un gruppo di queste locomotive, che sono state chiamate “Mastodonti”, sia per le dimensioni che per la potenza.

 

CLAUDIA Si puo dire allora che la Torino-Genova è stato un utile banco di prova per le realizzazioni successive?

 

FABIO Eh sì, è stato proprio così. Lei non riesce nemmeno a immaginare tutti i problemi che abbiamo dovuto risolvere per questo tronco ferroviario. Ma il traforo del Frejus, con i suoi 12 chilometri di lunghezza e i quasi 8 metri di altezza, non è certo uno scherzo. E in più bisogna considerare che è tutta roccia dura.

 

CLAUDIA È per il traforo del Frejus che lei ha inventato il nuovo tipo di perforatrice?

 

FABIO Sì, è esatto. La mia perforatrice che si basa sul principio della rotazione e dell’avanzamento presenta notevoli vantaggi nella perforazione meccanica. Non dimentichi che sono un ingegnere idraulico e in base ai miei studi sono riuscito anche a mettere a punto un nuovo tipo di compressore che sfrutta, appunto, l’azionamento idraulico.

   


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