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CLAUDIA
La situazione politica italiana sta attraversando una fase piuttosto delicata.
Brescia, circondata dalle truppe di
Niccolò Piccinino, che è al servizio del duca di Milano Filippo Maria
Visconti, è ormai allo stremo. Per un aggiornamento sulla situazione siamo
collegati con Neri Capponi, comandante delle truppe fiorentine, che sono invece
alleate di Venezia. Comandante, com’è, esattamente, la situazione a
Brescia? GIGI Ha detto bene, la città è ormai allo stremo e
chissà quanto ancora potrà resistere. Nei primi tempi dell’assedio, quindici
grosse bombarde tiravano ogni giorno sul centro abitato e gli attacchi alle
porte della città erano all’ordine del giorno. Come se non bastasse, si è
sviluppata anche la peste, ma i bresciani guidati dal veneziano Francesco
Barbaro, anche se sono male armati, hanno causato gravissime perdite alle truppe
degli assalitori. CLAUDIA
E ora non ci sono più assalti alle mura? GIGI Niccolò Piccinino, il 12 dicembre dell’anno scorso, ha tentato durante
un’intera giornata di espugnare la città. Non è riuscito però a ottenere
risultati concreti, e allora ha deciso di assediare Brescia e costringerla alla
resa per fame. Si è allontanato di qualche miglio dalle mura e ha costruito tre
accampamenti in prossimità delle principali vie di comunicazione e in questi
accampamenti ha suddiviso il suo esercito. CLAUDIA
Ma i veneziani non hanno stipulato un accordo con Francesco Sforza? GIGI Sì,
il 18 febbraio di quest’anno è stato stipulato un accordo tra Firenze,
Venezia e Francesco Sforza, per combattere il Visconti, al quale si è unito
Gian Francesco Gonzaga. Venezia è stata costretta all’accordo perché la
guerra si era messa male e la Serenissima aveva già perso Chiari, Salò e altre
fotificazioni sul lago di Garda, senza contare che Bergamo, Brescia, Verona e
Vicenza erano circondate dalle truppe del Visconti. Pensi che per il
mantenimento dell’esercito, Francesco Sforza riceve mensilmente la somma di 17
mila e quattrocento fiorini. CLAUDIA
E Francesco Sforza che sta facendo? GIGI Verso la metà di giugno, alla testa di 14 mila
cavalieri e ottomila fanti, è arrivato nel padovano, e si è unito ai resti
dell’esercito veneziano. Il Piccinino non ha voluto rischiare di perdere le
conquiste effettuate con uno scontro campale dall’esito incerto e si è
trincerato fra le paludi dell’Adige, a poche miglia da Soave. Dal momento che
era impossibile passare da quella parte, Francesco Sforza è passato attraverso
i colli Euganei nel veronese e ha costretto il Piccinino a ripiegare, ma più di
questo non ha potuto fare. CLAUDIA
E non si potevano far arrivare dei rinforzi dal lago, anziché per via di terra? GIGI È stato fatto un tentativo in tal senso, ma non
ha avuto buon esito. Pietro Zeno, non senza difficoltà, è riuscito a mettere
in acqua cinque galee e 25 barche armate, ma non è potuto sbarcare sulla costa
bresciana, custodita da una più forte flotta del Visconti ed è stato perciò
costretto a ritirarsi a Torbole. Anche il tentativo di portare soccorso alla
flottiglia chiusa a Torbole non ha avuto un esito felice. Trecento fanti che
hanno cercato di portare delle vettovaglie alle navi, passando attraverso i
monti, sono stati sorpresi dalle truppe del Gonzaga e del Piccinino e costretti
alla ritirata. Il 26 settembre quasi tutta la flottiglia è caduta nelle mani
del nemico. CLAUDIA E
ora quale pensa che sarà la prossima mossa di Francesco Sforza? GIGI Dal momento che da una parte non può passare,
dall’altra neppure, l’unica via che forse tenterà Francesco Sforza per
raggiungere Brescia sarà quella di passare a nord del lago di Garda, attraverso
le montagne. Una via lunga e difficile che al Gattamelata è costato il
sacrificio di ottocento cavalli per percorrerla. |
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