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Testi di Giuseppe Campanaro per il programma GR Storia di Radio Blu Sat 2000

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BARB Giovanni Segantini è un pittore che non ha certo avuto una vita facile, come lui stesso non ha problema a raccontare. Di modeste origini, è infatti figlio di un falegname e della sua terza moglie, è rimasto orfano di madre quando aveva appena cinque anni. Il padre, costretto dalle difficoltà economiche a emigrare in Francia, ha affidato il piccolo Giovanni a una figlia più grande, che però non si è presa molta cura di lui.

Che cosa ricorda di questa sua difficile infanzia?

 

FABIO Sono cose che non dimenticherò mai, dovessi campare cento anni. La mia sorellastra mi teneva tutto il giorno rinchiuso in una soffitta di una casa di Milano e io ho tentato diverse volte la fuga per raggiungere mio padre in Francia. Quando avevo tredici anni mia sorella, ormai disperata, mi ha mandato all’Istituto “Marchiondi”, che come lei sa è un noto riformatorio, dove sono rimasto per più di due anni, dal dicembre 1870 al gennaio 1873.

 

BARB E come si è avvicinato alla pittura?

 

FABIO Dopo che ho lasciato il riformatorio sono stato da un altro mio fratellastro, che faceva il droghiere nel Trentino e proprio qui ho eseguito il mio primo disegno. Me lo ricordo benissimo perché avevo ricevuto l’incarico di una giovane mamma che voleva che disegnassi la sua figlioletta di un anno, da poco morta. È stato così che ho trovato la mia strada e sono ritornato a Milano deciso a diventare un pittore. Mi sono iscritto all’Accademia di Brera ma al cognome paterno Segatini ho aggiunto una “n” e per questo sono conosciuto come Segantini.

 

BARB E le sue condizioni di vita sono migliorate una volta tornato a Milano?  

 

FABIO Tutt’altro. Per sbarcare il lunario ho fatto i mestieri più umili. Ho lavorato per un pittore di insegne, ho verniciato persiane, ho realizzato degli scenari per teatrini, mi sono occupato di disegni per stoffe, ho ritoccato vecchie fotografie. Tutto questo per poter frequentare i corsi serali all’Accademia di Brera, corsi che però ho interrotto dopo soli due anni.

 

BARB E per quale motivo?

 

FABIO Ho capito che era perfettamente inutile frequentare i corsi dell’Accademia, perché io avevo una visione diversa dell’arte. L’unico aspetto positivo di questo periodo è dovuto al fatto che ho conosciuto molti amici e non solo pittori, ma anche letterati, giornalisti, alcuni dei quali vivevano come me alla giornata perché vi erano costretti e altri per scelta di vita, una vita irregolare passata tra gli eccessi, gli spettacoli, i divertimenti.

 

BARB Nei suoi quadri non prevalgono scene di vita campagnola?

 

FABIO Sì, infatti sono i miei temi preferiti. Dalla solitudine spirituale e dalle difficoltà materiali del periodo milanese sono stato salvato dai miei amici, i fratelli Alberto e Vittore Grubicy De Dragon e la famiglia di Ettore Bugatti. I fratelli De Dragon sono pure loro dei pittori, ma i Bugatti mi pare che si interessino di meccanica, della costruzione di automobili, se non sbaglio.

   


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