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Angelo Secchi è un astronomo di Reggio Emilia che con i suoi studi ha fornito
importanti contributi nel campo dell’astronomia, soprattutto per quanto
riguarda il lavoro di classificazione delle stelle. È direttore del nuovo
Osservatorio del Collegio romano, che è dotato di strumenti moderni ed è
costruito sopra tre piloni che dovevano servire per la cupola di Sant’Ignazio,
mai realizzata. Angelo Secchi è qui con noi ed ha accettato di rispondere ad
alcune nostre domande. Direttore, ci vuol parlare della sua formazione? LUCIO
Non c’è molto da dire. Ho frequentato il
Collegio dei gesuiti di Reggio Emilia e all’età di 15 anni sono entrato nella
Compagnia di Gesù. Dopo il noviziato ho insegnato per un anno grammatica e
filologia a Roma e poi sono andato a Loreto, dove ho insegnato fisica e
matematica. Quando avevo 26 anni ho iniziato gli studi teologici per diventare
sacerdote e ho ricevuto l’ordinazione il 12 settembre del 1847.
STEF
Gli avvenimenti del 1848 l’hanno coinvolta in qualche modo? LUCIO Sono stato costretto a lasciare Roma, insieme
ai miei confratelli e ho dovuto prendere la via dell’esilio. In un primo tempo
mi sono recato nel Collegio cattolico di Stonyhurst, ma poi mi sono imbarcato
per gli Stati Uniti, dove ho insegnato all’Università di Georgetown mentre
approfondivo le mie ricerche nel campo dell’astronomia. Dall’America sono
rientrato quando ho saputo che la situazione politica a Roma si era
stabilizzata, ma prima di tornare a Roma ho visitato l’osservatorio di
Greenwich e quello di Parigi. STEF
Ci vuol parlare delle sue ricerche? LUCIO In questi anni mi sono occupato di un po’ di
tutto: di meteorologia, di geofisica, di archeologia. Ho costruito un
meteorografo, uno strumento che
serve a misurare la pressione atmosferica, a stabilire la temperatura e a
indicare le condizioni climatiche, cioè se ci sarà vento o pioggia o bel
tempo. Sono anche stato incaricato dal governo pontificio di eseguire la misura
della base trigonometrica della via Appia. STEF
E per quanto riguarda l’astronomia? LUCIO Mi sono occupato soprattutto dello studio dal
punto di vista fisico degli astri e ho osservato i pianeti al telescopio, in
particolare Marte. Mentre osservavo le comete ne ho scoperte due, quella di
Biela, al suo ritorno, la 1852 III e la 1853 I. Le mie osservazioni quotidiane
sono state rivolte comunque al sole, in particolare alle macchie solari e alle
protuberanze. STEF
E che cosa ci può dire delle eclissi? LUCIO Due anni fa, esattamente il 18 luglio, mi sono
recato in Spagna per osservare l’eclissi totale. Confrontando le fotografie
che ho scattato al Desierto de las Palmas con quelle ottenute da De la Rue a
Rivarbellosa ho trovato finalmente una conferma su una questione che da tempo
stava interessando gli astronomi e oggi posso affermare con certezza che le
protuberanze appartengono al sole. |
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