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Testi di Giuseppe Campanaro per il programma GR Storia di Radio Blu Sat 2000

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LAURA E ora abbiamo l’onore di parlare con un personaggio che si è guadagnato la stima dei principi aragonesi per aver saputo approntare feste e divertimenti alla corte di Napoli. Si chiama Iacopo Sannazaro ed è autore di numerosi componimenti, non soltanto solenni, ma che trattano anche di nozze o di vittorie militari.

Maestro, lei che conosce bene gli aragonesi, che cosa ci può dire di loro?

 

GLUCA Eh, li conosco sì. Pensi che le opere che più entusiasmarono re Federico in gioventù sono stati proprio i miei “Gliòmmeri”, dei bizzarri componimenti in endecasillabi con rime al mezzo che ho scritto una decina di anni fa. I “gliòmmeri”, che in napoletano sono i “gomitoli”, rappresentano un agglomerato di cose diverse, tenute unite da un nonnulla. Le allusioni più diverse si uniscono a proverbi, sentenze, canzonature e altro. L’opera è una concessione al gusto un po’ popolareggiante di Federico. Lei mi capisce, l’argomento è ridanciano e si presta alla satira e all’invettiva.

 

LAURA C’è qualche altro lavoro che ha eseguito per loro?

 

GLUCA Certamente. A corte mi hanno voluto bene e io li ho ricompensati come potevo: con il mio ingegno. Ad esempio, particolarmente caro al re Alfonso che, pensi, lo ha fatto rappresentare nientemeno che in Castel Capuano, è “Il trionfo della fama”. L’opera, anche se viene definita “farsa”, non ha molto a che vedere con le farse napoletane, ma è una rappresentazione teatrale che ha lo scopo di rallegrare la corte, e al tempo stesso di esaltare la dinastia dei principi aragonesi.

 

LAURA E di cosa tratta?

 

GLUCA Da un grande arco trionfale vengono innanzi, sopra un carro trainato da elefanti, Pallade, il dio Apollo e la Fama. Tutti e tre si vantano di aver vinto Maometto, perché nel 1492 i Mori sono stati cacciati dal regno di Granada da Ferdinando il Cattolico e Isabella di Castiglia. L’opera si conclude tra danze, canzoni e fuochi artificiali. È un lavoro essenzialmente spettacolare, come quasi tutte le “farse”, in cui l’esuberanza è una caratteristica costante. Pensi che il re Alfonso rimase così soddisfatto che mi ha donato una villa a Mergellina.

 

LAURA Ci vuole parlare un po’ di lei, ora?

 

GLUCA Mio nonno era d’origine nobile spagnola e per meriti di guerra aveva ottenuto da Carlo III dei possedimenti in Italia meridionale. Purtroppo questi territori furono tolti a mia nonno dalla regina Giovanna II, quella … poco di buono. Così ho trascorso i miei primi anni in condizioni precarie e la situazione è peggiorata alla morte di mio padre. Sono stato educato da mia madre a San Cipriano Vicentino, dove ci eravamo trasferiti e dove la solitudine dei monti ha sviluppato in me una tendenza alla contemplazione e alla fantasticheria.

 

LAURA E come è stato introdotto a corte?

 

GLUCA Gli aragonesi incoraggiavano gli studi umanistici e io, tornato a Napoli quando avevo vent’anni, ho trovato l’ambiente culturale idoneo allo sviluppo delle mie caratteristiche intellettuali. Sono prima entrato a far parte dell’Accademia di Giovanni Pontano col nome “Actius Syncerus” e proprio per intercessione del mio maestro sono stato accolto tra gli “officiali de casa” alla corte di re Alfonso.

 

LAURA Mai disperare, dunque, se si possiede del talento.

   


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