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LAURA
E ora abbiamo l’onore di parlare con un personaggio che si è guadagnato la
stima dei principi aragonesi per aver saputo approntare feste e divertimenti
alla corte di Napoli. Si chiama Iacopo Sannazaro ed è autore di numerosi
componimenti, non soltanto solenni, ma che trattano anche di nozze o di vittorie
militari. Maestro, lei che conosce bene gli aragonesi, che cosa
ci può dire di loro? GLUCA
Eh, li conosco sì. Pensi che le opere che più entusiasmarono
re Federico in gioventù sono stati proprio i miei “Gliòmmeri”, dei
bizzarri componimenti in endecasillabi con rime al mezzo che ho scritto una
decina di anni fa. I “gliòmmeri”, che in napoletano sono i “gomitoli”,
rappresentano un agglomerato di cose diverse, tenute unite da un nonnulla. Le
allusioni più diverse si uniscono a proverbi, sentenze, canzonature e altro.
L’opera è una concessione al gusto un po’ popolareggiante di Federico. Lei
mi capisce, l’argomento è ridanciano e si presta alla satira e
all’invettiva. LAURA C’è
qualche altro lavoro che ha eseguito per loro? GLUCA Certamente. A corte mi hanno voluto bene e io
li ho ricompensati come potevo: con il mio ingegno. Ad esempio, particolarmente
caro al re Alfonso che, pensi, lo ha fatto rappresentare nientemeno che in
Castel Capuano, è “Il trionfo della fama”. L’opera, anche se viene
definita “farsa”, non ha molto a che vedere con le farse napoletane, ma è
una rappresentazione teatrale che ha lo scopo di rallegrare la corte, e al tempo
stesso di esaltare la dinastia dei principi aragonesi. LAURA E
di cosa tratta? GLUCA Da un grande arco trionfale vengono innanzi,
sopra un carro trainato da elefanti, Pallade, il dio Apollo e la Fama. Tutti e
tre si vantano di aver vinto Maometto, perché nel 1492 i Mori sono stati
cacciati dal regno di Granada da Ferdinando il Cattolico e Isabella di
Castiglia. L’opera si conclude tra danze, canzoni e fuochi artificiali. È un
lavoro essenzialmente spettacolare, come quasi tutte le “farse”, in cui
l’esuberanza è una caratteristica costante. Pensi che il re Alfonso rimase
così soddisfatto che mi ha donato una villa a Mergellina. LAURA
Ci vuole parlare un po’ di lei, ora? GLUCA Mio nonno era d’origine nobile spagnola e per
meriti di guerra aveva ottenuto da Carlo III dei possedimenti in Italia
meridionale. Purtroppo questi territori furono tolti a mia nonno dalla regina
Giovanna II, quella … poco di buono. Così ho trascorso i miei primi anni in
condizioni precarie e la situazione è peggiorata alla morte di mio padre. Sono
stato educato da mia madre a San Cipriano Vicentino, dove ci eravamo trasferiti
e dove la solitudine dei monti ha sviluppato in me una tendenza alla
contemplazione e alla fantasticheria. LAURA
E come è stato introdotto a corte? GLUCA Gli aragonesi incoraggiavano gli studi
umanistici e io, tornato a Napoli quando avevo vent’anni, ho trovato
l’ambiente culturale idoneo allo sviluppo delle mie caratteristiche
intellettuali. Sono prima entrato a far parte dell’Accademia di Giovanni
Pontano col nome “Actius Syncerus” e proprio per intercessione del mio
maestro sono stato accolto tra gli “officiali de casa” alla corte di re
Alfonso. LAURA
Mai disperare, dunque, se si possiede del talento. |
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