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LAURA
E per finire con il nostro inviato speciale Ettore Girolami parliamo del dipinto
“Mosè che salva le figlie di Ietro”, l’ultimo lavoro di Rosso Fiorentino. Ettore, ma chi è questo Rosso Fiorentino, io non ne
ho mai sentito parlare … MARCO
E per forza che non lo hai mai sentito. Innanzitutto devi sapere
che Rosso Fiorentino non è il suo nome, ma il suo soprannome. Il vero nome è
Giovanni Battista di Jacopo di Gasparre. Questo grande artista è nato a Firenze
l’8 marzo del 1494 e ha avuto come maestro nientemeno che Andrea del Sarto. La
sua prima formazione è avvenuta nell’ambito dei pittori classicheggianti, ma
un discorso a parte merita la predilezione di Rosso per il pittore tedesco
Albrecht Dòrer. LAURA
Puoi dirci il nome di qualche altra sua opera? MARCO E come no. Non c’è che l’imbarazzo della
scelta. Dunque, “Madonna col Bambino”, “Ritratto di donna”, “Angelo
musicante”. Non dirmi che non hai mai sentito parlare dell’Angelo musicante
di Rosso Fiorentino, perché allora sei proprio ignorante. LAURA
Sì, che ne ho sentito parlare. Ma quali sono le caratteristiche, lo stile di
Rosso Fiorentino? MARCO Beh, come ho detto prima, queste opere si
basano su una cultura classicheggiante, ma hanno come una sensibilità nuova,
che forse è la conseguenza dei colori adoperati, che sono accesi e vivaci e che
danno alle opere di Rosso uno stile personalissimo che è difficile spiegare a
chi non ha mai visto un suo dipinto. LAURA
Ettore, prima hai parlato di Andrea del Sarto e Albrecht Dòrer.
Ci sono delle opere di Rosso Fiorentino che si richiamano a questi due artisti? MARCO Ma, secondo me, nella “Assunzione”
l’enfasi delle figure si rifà allo stile di Andrea del Sarto, ma anche al
“Giudizio Universale” di fra Bartolomeo. Comunque già in alcuni personaggi
c’è la ricerca di una profonda espressione, come troviamo nei dipinti di
Albrecht Dòrer.
LAURA
E nelle opere più recenti è rimasta questa influenza? MARCO Nelle opere più recenti, come “Sposalizio
della Vergine”, “Ritratto di giovinetto di Capodimonte” si ha come un
allontanamento dalle allucinanti figure ispirate a Dòrer
e la rappresentazione dei personaggi è più tranquilla. Questo cambiamento si
nota anche nella scelta dei colori che sono meno violenti e accesi. LAURA
Per concludere, ci vuoi parlare dell’ultima opera: “Mosè che salva le
figlie di Ietro”? MARCO Sì, io l’ho vista e ti posso dire che è
bella, bellissima. Dunque, in primo piano si vedono uomini svestiti che lottano
con accanimento. I corpi sono muscolosi, con linee quasi geometriche. I colori
diventano via via più scuri, man mano che si va verso l’alto del quadro, cioè
questo per dare l’idea della prospettiva, hai capito. Al dinamismo degli
uomini si contrappone la quasi staticità delle donne. Guarda è una cosa che
non si può descrivere, bisogna vederla per capire. |
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