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STEF
Nell’arte si avverte una diffusa tendenza a sostituire all’attività, quasi
artigianale, del periodo precedente l’esigenza di più solide basi teoriche e
gli artisti sono chiamati ad affrontare in modo nuovo problemi nuovi. Nel giro
di pochi decenni si sono affermati e diffusi questi nuovi metodi, come ci spiega
Bernardo Rossellino, l’artefice della nascita di Pienza. Maestro, su quali criteri si basano queste nuove
concezioni che lei ha messo in pratica a Pienza? FABIO I nuovi princìpi si possono identificare
essenzialmente in una nuova concezione dello spazio, visto ora in prospettiva e
nel prendere come modello ideale dell’attività artistica l’antichità
classica. A Pienza ho realizzato una piazza di forma trapezoidale, delimitata
dal duomo, dalle residenze del papa e dei cardinali, dal palazzo pretorio; tutti
edifici che sono stati inseriti nelle costruzioni preesistenti. STEF
Ci vuol parlare un po’ di lei? FABIO La mia vita non è diversa da quella di tanti
altri artisti toscani. Sono nato a Settignano nel 1409 e agli inizi ho
realizzato dei lavori che sono passati quasi sotto silenzio. Non parlo solo
della facciata della Misericordia e della Badia di Santa Fiora e Lucilla ad
Arezzo, ma anche della Badia di Firenze, che rappresenta già un passo avanti
rispetto ai criteri comunemente adottati. STEF È
vero che lei si è ispirato a Donatello? FABIO Senta, sulla mia arte è stato detto di tutto e
io non voglio adesso fare delle polemiche. I miei detrattori, badi bene non lo
dico per vantarmi, dovrebbero soltanto andare a vedere alcune opere, come
“L’annunciata di San Lorenzo” a Empoli, la porta del palazzo comunale di
Siena, il tabernacolo di Sant’Egidio a Firenze e le tombe di Orlando Medici,
di Neri Capponi, di Antonio Chellini … STEF Scusi, se la interrompo, ma la mia non voleva essere una
critica. È vero che lei ha lavorato con Leon Battista Alberti? FABIO Sì, nella realizzazione del palazzo Rucellai a
Firenze e a Roma per eseguire dei lavori per il papa Niccolò V, tra cui il
restauro di Santo Stefano Rotondo. Qualcuno ha voluto vedere nel palazzo
Piccolomini, da me costruito a Pienza, una netta influenza dell’Alberti, ma
posso dirle che nel mio edificio c’è una maggiore funzionalità
architettonica che in quello dell’Alberti. STEF Nella costruzione di Pienza, il papa
ha interferito nel suo lavoro? FABIO Per la pianta del duomo di Pienza, il pontefice ha preteso che avesse forme gotiche che io ho recuperato dal duomo nuovo di Siena; per realizzare la facciata, invece, mi sono ispirato al Battistero di Firenze. Nel mio lavoro preferisco attenermi a forme tradizionali, senza farmi condizionare dal nuovo classicismo, che si sta affermando ad esempio a Roma ad opera di alcuni miei colleghi. |
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