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Testi di Giuseppe Campanaro per il programma GR Storia di Radio Blu Sat 2000

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CLAUDIA Giovanni Prati è un poeta che ha avuto una vita non proprio facile, caratterizzata da una certa irrequietudine, soprattutto negli anni giovanili. Il suo sincero patriottismo e la fede nella causa monarchica gli hanno assicurato qualche riconoscimento, ma di sicuro non la gloria che il poeta si attendeva. Gli abbiamo rivolto alcune domande.

Maestro, si sta occupando di qualche opera in questo periodo?

   

GIGI Certamente. Sto per completare un’opera che ho iniziato alcuni anni fa. La prima parte è stata pubblicata a Torino nel 1865 e il lavoro completo dovrebbe uscire l’anno prossimo.

 

CLAUDIA E di cosa tratta?

 

GIGI Analizza il cosiddetto “male del secolo”, una malattia che non è di origine fisica, ma, diciamo così, morale; o meglio ancora, di patologia morale.

 

CLAUDIA Scusi, in che senso patologia morale?

 

GIGI  È presto detto. Armando, il protagonista, che dà anche il titolo all’opera, è indifferente verso tutto e tutti. Nessun sentimento lo tocca, nessuna idea lo appassiona. Viaggia, ma nel suo viaggiare non prova interesse, né per le persone che incontra, né per i paesaggi. Niente sembra suscitargli il benché minimo interesse. La sua apatia cresce sempre di più col passare del tempo e raggiunge il culmine quando arriva a Roma.

 

CLAUDIA Ma scusi, non c’è un rimedio, una soluzione qualsiasi a quest’apatia?

 

GIGI L’unico rimedio possibile è il ritorno alla vita campestre, una vita sana e a contatto con la natura. Ed è a questo proposito che nel poema viene inserito il componimento “Canto d’Igea”.

 

CLAUDIA Mi faccia capire. All’interno dell’opera intitolata “Armando”, dove si parla dell’apatia come “male del secolo” viene anche proposta la soluzione a questo male. È così?

 

GIGI Sì, è proprio così.

 

CLAUDIA E chi sarebbe Igea?

 

GIGI Igea è la personificazione della terra che concede “i tesori del sonno e della mensa” solo ad alcuni uomini privilegiati, come i pastori, i marinai e gli artisti. Lo squilibrio tra lo spirito, lanciato come un cavallo impazzito e il corpo si risolve solo nel contatto con la natura, che concede all’uomo quelle forze che sono invece disperse negli infiniti elementi del mondo fisico.

   


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