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CLAUDIA
Giovanni Prati è un poeta che ha avuto una vita non proprio facile,
caratterizzata da una certa irrequietudine, soprattutto negli anni giovanili. Il
suo sincero patriottismo e la fede nella causa monarchica gli hanno assicurato
qualche riconoscimento, ma di sicuro non la gloria che il poeta si attendeva.
Gli abbiamo rivolto alcune domande. Maestro, si sta occupando di qualche opera in questo
periodo? GIGI Certamente.
Sto per completare un’opera che ho iniziato alcuni anni fa. La prima parte è
stata pubblicata a Torino nel 1865 e il lavoro completo dovrebbe uscire l’anno
prossimo. CLAUDIA
E di cosa tratta? GIGI Analizza il cosiddetto “male del secolo”,
una malattia che non è di origine fisica, ma, diciamo così, morale; o meglio
ancora, di patologia morale. CLAUDIA
Scusi, in che senso patologia morale? GIGI È
presto detto. Armando, il protagonista, che dà anche il titolo all’opera, è
indifferente verso tutto e tutti. Nessun sentimento lo tocca, nessuna idea lo
appassiona. Viaggia, ma nel suo viaggiare non prova interesse, né per le
persone che incontra, né per i paesaggi. Niente sembra suscitargli il benché
minimo interesse. La sua apatia cresce sempre di più col passare del tempo e
raggiunge il culmine quando arriva a Roma. CLAUDIA
Ma scusi, non c’è un rimedio, una soluzione qualsiasi a quest’apatia? GIGI L’unico rimedio possibile è il ritorno alla
vita campestre, una vita sana e a contatto con la natura. Ed è a questo
proposito che nel poema viene inserito il componimento “Canto d’Igea”. CLAUDIA
Mi faccia capire. All’interno dell’opera intitolata “Armando”, dove si
parla dell’apatia come “male del secolo” viene anche proposta la soluzione
a questo male. È così? GIGI Sì, è proprio così. CLAUDIA
E chi sarebbe Igea? GIGI Igea è la personificazione della terra che
concede “i tesori del sonno e della mensa” solo ad alcuni uomini
privilegiati, come i pastori, i marinai e gli artisti. Lo squilibrio tra lo
spirito, lanciato come un cavallo impazzito e il corpo si risolve solo nel
contatto con la natura, che concede all’uomo quelle forze che sono invece
disperse negli infiniti elementi del mondo fisico. |
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