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Di fronte ad avvenimenti come il trattato firmato a Campoformio, c’è da
perdere la testa. E il nostro prossimo servizio è dedicato proprio alle
malattie mentali, un campo in cui il francese Philippe Pinel, medico, psichiatra
e riformatore sociale si è distinto riformando l’attività delle istituzioni
parigine e sostenendo la necessità di un trattamento più umano per i malati
mentali. Dottor
Pinel, esercitare la professione di medico,
nel suo caso, possiamo dire che è stata una vocazione? LUCIO Ho intrapreso la carriera nel campo della medicina
solo in un secondo tempo, perché ho frequentato prima il seminario di Lavaur
per diventare sacerdote, ma dopo aver preso gli ordini minori ho abbandonato la
carriera ecclesiastica e mi sono iscritto all’Università di Tolosa, dove mi
sono laureato in matematica. STEF
E quando si è dedicato alla medicina? LUCIO Ovviamente dopo la laurea in matematica.
Infatti mi sono iscritto all’università di Montpellier, dove ho studiato
medicina per cinque anni e per mantenermi agli studi aiutavo gli studenti a
scrivere le loro dissertazioni in latino. Un lavoro molto faticoso, ma che mi è
stato molto utile in seguito. STEF
Ed è da questa esperienza che ha maturato l’interesse per le malattie
mentali? LUCIO No. Purtroppo è stato un avvenimento doloroso,
la morte di un mio caro amico, a rivolgere il mio interesse verso questo tipo di
malattia. Lo scoppio della Rivoluzione mi ha consentito di frequentare studiosi
di gran fama, come Cabanis, che si stava occupando della riforma medica. Proprio
Cabanis ha avuto fiducia nelle mie capacità e mi ha introdotto nel circolo
frequentato dai riformatori sociali rivoluzionari.
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È possibile curare le malattie mentali? LUCIO Guardi, fino a poco tempo fa, i malati di mente
venivano ricoverati all’Ospedale Maggiore per sei settimane. Se in questo
periodo non sopraggiungeva alcun miglioramento, venivano trasferiti al Salpêtrière
o al Bicêtre, un ospedale psichiatrico, dove venivano custoditi senza troppe
attenzioni, spesso in compagnia di comuni delinquenti. Non solo, ma la gente
poteva divertirsi alle loro spalle e passare un pomeriggio pagando un biglietto
d’ingresso. STEF
In cosa consiste la sua riforma? LUCIO Innanzitutto, il malato di mente è una persona
come tutte le altre e in quanto tale dev’essere tenuto sotto controllo e
dev’essere curato in modo umano. La prima cosa che ho fatto quando sono
diventato direttore dell’ospedale psichiatrico di Bicêtre è stata quella di
far togliere le catene agli ammalati. Naturalmente questo provvedimento ha
riguardato solo i pazienti più calmi; per quelli più agitati ho fatto invece
ricorso alla camicia di forza per tenerli immobili. |
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