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Testi di Giuseppe Campanaro per il programma GR Storia di Radio Blu Sat 2000

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STEF La guerra causa numerose vittime, ma molti soldati forse si potrebbero salvare con operazioni adeguate o interventi tempestivi per evitare che le ferite peggiorino e causino la morte del malcapitato. Parliamo di questo con Giambattista Della Porta, una figura versatile di scienziato, scrittore e autore drammatico.

Maestro, esiste oggi qualcuno in grado di curare le ferite provocate dalle armi da  fuoco?

 

LUCIO Certamente. Anzi sarebbe più corretto dire che esisteva, perché il francese Ambroise Paré, quello che io ritengo uno dei più grandi chirurghi del nostro tempo, è scomparso alcuni mesi fa.

 

STEF E come ha scoperto questa innovativa tecnica di cura?

 

LUCIO Ambroise Paré è venuto in Italia come chirurgo durante la campagna militare del 1536 e proprio in quella circostanza ha scoperto un nuovo metodo per curare le ferite da archibugio. Invece di adoperare l’olio bollente o il ferro rovente per curare queste ferite, che erano considerate come avvelenate, impiegò uno speciale unguento di sua invenzione. Un sistema che, in verità, stava allora tentando anche un chirurgo di Torino.

 

STEF Sempre sulla pelle della povera gente vengono fatti gli esperimenti …

 

LUCIO No, si sbaglia. Nella sua carriera di chirurgo militare Paré ha guarito non solo semplici soldati feriti, ma anche personaggi importanti, come il duca di Guisa che era stato colpito da un colpo di lancia. Una importante scoperta di Paré è stata quella di fermare le emorragie ricorrendo alla legatura dei vasi, anziché servirsi delle cauterizzazioni.

 

STEF Ci sono stati anche degli insuccessi, è morto qualche personaggio illustre?

 

LUCIO Sì. Quello più conosciuto riguarda Enrico II che rimase ferito gravemente durante un torneo per festeggiare la conclusione del trattato di Cateua-Cambrésis nel mese di luglio del 1559. Paré chiese anche l’intervento di Andrea Vesalio, il medico e anatomista fiammingo che lui aveva conosciuto mentre era prigioniero degli spagnoli. Ma fu tutto inutile perché Enrico II morì in seguito alle conseguenze delle ferite.

 

STEF Oltre che di queste ferite, si è occupato di altro?

 

LUCIO Beh, possiamo ricordare l’estrazione di calcoli vescicali, l’estrazione di vari tipi di frecce e lance, senza contare che Paré ha anche il merito di aver realizzato gli strumenti adatti per questi interventi chirurgici. E pensare che è stato allievo di un ecclesiastico con scarso profitto, prima di passare al servizio della contessa Laval in qualità di sguattero. Ha trovato la sua strada quando è diventato apprendista presso il barbiere-cerusico del conte e ha completato la sua formazione presso l’ospedale Hotel-Dieu di Parigi, dove è rimasto per tre anni.

 

STEF E quale è stata la reazione degli accademici nei confronti di questo autodidatta?

 

LUCIO Non certo buona. È stato coinvolto in un lungo processo contro la facoltà di medicina di Parigi e gli attacchi anonimi da parte di medici non si contano. Il successo di Paré ha suscitato invidie e cattiverie di ogni genere. Alcuni medici hanno perfino sostenuto che Paré non è l’autore dei suoi libri, perché non è possibile che un illetterato abbia scritto tanto.

   


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