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STEF
Teatro e musica non sono forme d’arte incompatibili tra loro, perché ci sono
delle commedie che, per il loro contenuto, possono essere facilmente musicate.
Un apprezzato autore di opere buffe è Giovanni Paisiello che, dopo aver goduto
del favore della corte di Napoli, è caduto in disgrazia per non aver rispettato
un contratto di matrimonio con la vedova Cecilia Pallini. Maestro, possiamo considerare la vita come la
principale opera buffa? PASQ La mia sicuramente sì,
e non parlo solo delle mie recenti disavventure sentimentali. Pensi che mio
padre, che era veterinario, voleva indirizzarmi agli studi giuridici e per
questo mi ha mandato a Taranto, a studiare in una scuola seria dai Gesuiti. Però,
come si dice, il destino era in agguato e così, un giorno che cantavo nel coro
degli allievi, i miei insegnanti si sono accorti che avevo una bella voce e
orecchio musicale. Don Girolamo Carducci, dopo che mi ha ascoltato cantare, ha
fatto il resto e ha convinto mio padre a mandarmi a una delle scuole musicali di
Napoli. STEF
E lei come ha preso questa decisione di suo padre? PASQ Eh, e come vuole che l’abbia presa. Avevo 14
anni e mio padre stesso mi ha accompagnato a Napoli; figuriamoci se potevo
protestare, non è mica come oggi. Quel giorno non lo dimenticherò mai, perché
eravamo ai primi di luglio e faceva un caldo terribile. Mio padre mi iscrisse
alla scuola di Sant’Onofrio, dove dovevo studiare e lavorare per un periodo di
10 anni. Dopo 5 anni sono diventato “mastricello”, cioè ero ancora allievo,
ma dovevo dare lezioni di musica ai più giovani e comporre alcune musiche per
la scuola. STEF
Che genere di musica? PASQ Più che altro si trattava di esercizi su
mottetti, oratorii, varie messe e altre composizioni. Non sono però rimasto
fino alla fine in collegio e il 5 luglio del 1763, quando avevo ormai 23 anni,
me ne sono andato, perché ormai ne sapevo abbastanza di musica e volevo provare
a me stesso quanto valevo. La fortuna mi ha assistito e ho trovato un nobile che
era impresario teatrale e dirigeva una compagnia operistica. STEF
Ed ha iniziato la sua carriera a Napoli? PASQ No. Il mio primo incarico è stato quello di
direttore musicale del teatro Marsigli-Rossi di Bologna, la cui compagnia
musicale era di don Giuseppe Carafa. L’anno seguente sono state presentate al
pubblico di Bologna e Modena le mie prime opere per interessamento dello stesso
Carafa che aveva una percentuale sugli utili. Queste opere hanno incontrato il
favore del pubblico, al punto che quelle successive sono state eseguite, oltre
che a Bologna e a Modena, anche a Parma e a Venezia. STEF
Ed è a questo punto che è ritornato a Napoli? PASQ Sì, per interessamento dell’impresario del
Teatro Nuovo, che era rimasto colpito dai miei successi nell’Italia
settentrionale e mi ha commissionato un’opera buffa intitolata “La vedova di
bel genio”, su testi in dialetto napoletano. Io ero allora un giovane alle
prime armi, anche se avevo dimostrato le mie capacità, ma il compositore più
famoso di Napoli era Nicola Piccinni. In pochi anni mi sono imposto come il
principale rivale di Piccinni e c’è stato chi, come Ferdinando Galiani ha
perfino detto che avevo superato Piccinni. STEF
Quali sono le principali differenze tra le sue opere e quelle di Piccinni? PASQ Credo che le mie opere siano meno ridondanti di
quelle di Piccinni, perché ci sono meno abbellimenti: il basso è più leggero,
l’intreccio più vario e l’orchestrazione più fantasiosa. Il tutto fa sì
che le mie composizioni risultano più spontanee, vivaci e melodiche e
soddisfano il gusto musicale di oggi. |
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