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Testi di Giuseppe Campanaro per il programma GR Storia di Radio Blu Sat 2000

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STEF Antonio Pacinotti è un giovane fisico e matematico toscano studioso di elettrologia. La passione per gli studi scientifici l’ha sicuramente ereditata dal padre Luigi, docente di fisica tecnologica e meccanica all’università di Pisa.

Sig. Pacinotti, che influenza ha avuto sulla sua formazione la professione di suo padre?

 

LUCIO Direi che è stata fondamentale. Vede, io sono il primo di 11 fratelli e sono cresciuto tra i libri e gli strumenti di laboratorio di mio padre. Pensi che a quindici anni sono stato ammesso alla frequenza del corso di matematica pura e applicata dell’università di Pisa, che ha una tradizione di tutto rispetto sia in campo matematico che scientifico.

 

STEF E a cosa si deve il suo interesse per l’elettrologia?

 

LUCIO Ho seguito alcune lezioni sull’elettrologia tenute dal professor Riccardo Felici, che sta portando avanti una ricerca sull’elettromagnetismo e poi ho approfondito l’argomento leggendo lo studio “Traité d’électricité théorique et appliquée” del fisico francese De la Rive. L’anno scorso ho cominciato a raccogliere i miei appunti in un quaderno appunti ai quali ho dato il titolo “Sogni”. Non le sembra significativo?

 

STEF Molto significativo. E senta, secondo lei, è possibile ottenere energia elettrica?

 

LUCIO Certamente. Già il chimico e fisico inglese Michael Faraday nel 1831 e Pixii l’anno seguente hanno costruito un generatore utilizzando magneti permanenti, quelli che comunemente sono conosciuti come calamite, ai quali avevano aggiunto un commutatore e avevano ottenuto della corrente continua. Un ulteriore progresso si è avuto nel 1845, quando il fisico inglese Sir Charles Wheatstone ha sostituito i magneti permanenti con elettromagneti eccitati da una batteria.

 

STEF E lei di cosa si sta occupando?

 

LUCIO Io sto facendo degli esperimenti con un anello che permette di ottenere tensioni molto superiori a quelle che sono state ottenute fino ad oggi. Ho inserito molte più spire e così la dinamo, effettivamente, da strumento di laboratorio può diventare una possibile macchina per la generazione di correnti elettriche continue e quindi avere delle applicazioni industriali.

 

STEF E come è fatta questa sua macchina?

 

LUCIO È formata da un filo di rame coperto da isolante e avvolto a spirale su un anello di ferro. Questo anello viene montato su una ruota che ha un asse di rotazione orizzontale con le due estremità dei fili saldate tra loro e due spazzole appoggiate sul fianco esterno, in punti opposti. L’anello può servire a due scopi: o per generare una forza elettromotrice o per costituire un motore.

   


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