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STEF
Ippolito Nievo è un giovane di 24 anni che, fin dai tempi del liceo, ha
dimostrato una certa vivacità intellettuale ed è stato attratto soprattutto
dalle idee mazziniane. Per questo i suoi genitori, che ben conoscevano la sua
indole, per prudenza avevano pensato bene di allontanarlo dal Lombardo-Veneto,
dove l’attività cospiratoria era molto intensa e lo avevano mandato a
studiare in Toscana. Signor Nievo, il trasferimento in Toscana è servito
a farle cambiare idea? PASQ Non direi, perché da Pisa, dove mi avevano
inviato i miei genitori, mi sono subito trasferito a Livorno, dove Francesco
Domenico Guerrazzi aveva instaurato un governo democratico ed era impegnato a
difendersi dalla controffensiva austriaca. Dopo il fallimento dell’ondata
rivoluzionaria del ’48 ho iniziato gli studi di giurisprudenza prima a Pavia e
in seguito a Padova, la mia città natale. STEF
E come ha scoperto la letteratura? PASQ Lo studio della letteratura è per me un
piacere. Mi interessa qualsiasi campo, dal teatro alla novella, dai saggi alla
critica. Sono anche attratto dalla pubblicistica, che mi offre la possibilità
di entrare in contatto con un pubblico molto vasto, grazie alle riviste
friulane, ma soprattutto milanesi, sulle quali collaboro, spesso con pseudonimi. STEF
E adesso di cosa si sta occupando? PASQ Sto lavorando al mio primo romanzo, che dovrebbe
uscire entro quest’anno, o al più tardi l’anno prossimo, che si intitola
“Angelo di bontà”. Secondo me, il romanzo rappresenta il genere più adatto
a trasmettere determinati valori, soprattutto quelli patriottici, come hanno
dimostrato il D’Azeglio e Tommaso Grossi che con le loro opere sono
intervenuti sulla realtà politica e civile, influenzandola in maniera
determinante. Il mio, anche se può essere considerato un romanzo storico, è più
simile al romanzo manzoniano, perché prevale il carattere pedagogico e
politico. STEF
E di cosa parla? PASQ L’azione si svolge a Venezia nel 1749, nel
periodo di maggiore corruzione della Serenissima, quando chi doveva occuparsi
del governo della città preferiva vivere nel lusso e nei divertimenti. Fra
tanta decadenza si distingue nettamente la protagonista del romanzo, Morosina
Valiner, che con il suo animo virtuoso e con la devozione con cui svolge il
proprio compito annuncia tempi di riscossa. Morosina è innamorata di un vecchio
compagno d’infanzia, Celio Terni, di indole generosa ma, viziato
dall’ambiente che lo circonda, finge di amare la giovane per approfittarsi di
lei. STEF E
riesce nel suo intento? PASQ No, perché nella storia si inserisce il vecchio
Formiani, l’unico consapevole della situazione disperata in cui si trova
Venezia, il quale sposa Morosina per evitare che le sue ricchezze vadano a
finire nelle mani dei suoi parenti scellerati, accettando anche l’eventualità
che Morosina diventi l’amante di Celio. Morosina però rimane una sposa fedele
e Celio, conquistato dalla sua virtù, si innamora di lei ma, respinto si lascia
coinvolgere in una congiura contro lo stato cercando la morte. Tutto finisce
bene perché Celio riacquista la libertà grazie al Formiani, che sul punto di
morte gli ordina di sposare Morosina. |
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