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Testi di Giuseppe Campanaro per il programma GR Storia di Radio Blu Sat 2000

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STEF Ippolito Nievo è un giovane di 24 anni che, fin dai tempi del liceo, ha dimostrato una certa vivacità intellettuale ed è stato attratto soprattutto dalle idee mazziniane. Per questo i suoi genitori, che ben conoscevano la sua indole, per prudenza avevano pensato bene di allontanarlo dal Lombardo-Veneto, dove l’attività cospiratoria era molto intensa e lo avevano mandato a studiare in Toscana.

Signor Nievo, il trasferimento in Toscana è servito a farle cambiare idea?

 

PASQ Non direi, perché da Pisa, dove mi avevano inviato i miei genitori, mi sono subito trasferito a Livorno, dove Francesco Domenico Guerrazzi aveva instaurato un governo democratico ed era impegnato a difendersi dalla controffensiva austriaca. Dopo il fallimento dell’ondata rivoluzionaria del ’48 ho iniziato gli studi di giurisprudenza prima a Pavia e in seguito a Padova, la mia città natale.  

 

STEF E come ha scoperto la letteratura?

 

PASQ Lo studio della letteratura è per me un piacere. Mi interessa qualsiasi campo, dal teatro alla novella, dai saggi alla critica. Sono anche attratto dalla pubblicistica, che mi offre la possibilità di entrare in contatto con un pubblico molto vasto, grazie alle riviste friulane, ma soprattutto milanesi, sulle quali collaboro, spesso con pseudonimi.

 

STEF E adesso di cosa si sta occupando?

 

PASQ Sto lavorando al mio primo romanzo, che dovrebbe uscire entro quest’anno, o al più tardi l’anno prossimo, che si intitola “Angelo di bontà”. Secondo me, il romanzo rappresenta il genere più adatto a trasmettere determinati valori, soprattutto quelli patriottici, come hanno dimostrato il D’Azeglio e Tommaso Grossi che con le loro opere sono intervenuti sulla realtà politica e civile, influenzandola in maniera determinante. Il mio, anche se può essere considerato un romanzo storico, è più simile al romanzo manzoniano, perché prevale il carattere pedagogico e politico.

 

STEF E di cosa parla?

 

PASQ L’azione si svolge a Venezia nel 1749, nel periodo di maggiore corruzione della Serenissima, quando chi doveva occuparsi del governo della città preferiva vivere nel lusso e nei divertimenti. Fra tanta decadenza si distingue nettamente la protagonista del romanzo, Morosina Valiner, che con il suo animo virtuoso e con la devozione con cui svolge il proprio compito annuncia tempi di riscossa. Morosina è innamorata di un vecchio compagno d’infanzia, Celio Terni, di indole generosa ma, viziato dall’ambiente che lo circonda, finge di amare la giovane per approfittarsi di lei.

 

STEF E riesce nel suo intento?

 

PASQ No, perché nella storia si inserisce il vecchio Formiani, l’unico consapevole della situazione disperata in cui si trova Venezia, il quale sposa Morosina per evitare che le sue ricchezze vadano a finire nelle mani dei suoi parenti scellerati, accettando anche l’eventualità che Morosina diventi l’amante di Celio. Morosina però rimane una sposa fedele e Celio, conquistato dalla sua virtù, si innamora di lei ma, respinto si lascia coinvolgere in una congiura contro lo stato cercando la morte. Tutto finisce bene perché Celio riacquista la libertà grazie al Formiani, che sul punto di morte gli ordina di sposare Morosina. 

   


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