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Testi di Giuseppe Campanaro per il programma GR Storia di Radio Blu Sat 2000

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STEF Pieter van Musschenbroek è un fisco di Leiden che sta realizzando degli interessanti esperimenti nel campo dell’elettricità, un settore dove bisogna prestare molta attenzione perché si può andare incontro a inconvenienti di diverso genere, come lo stesso scienziato ci racconterà.

Professor Musschenbroek, ci vuole raccontare qualcuno di questi episodi, diciamo così, spiacevoli?

 

LUCIO Sì, certo. Uno in particolare mi ha fatto prendere un sacco di spavento. Stavo sperimentando la forza dell’elettricità e reggevo con una mano una bottiglia parzialmente riempita d’acqua nella quale era immerso un filo di ottone che a sua volta era collegato a una macchina elettrostatica. Non ci crederà ma sono stato colpito da una scarica così violenta che tutto il corpo ne è rimasto scosso, come se fossi stato centrato da un fulmine. Questo esperimento mi è servito però per realizzare il primo accumulatore elettrico, quello noto come bottiglia di Leida.

 

STEF Scusi, ma la bottiglia di Leida non è stata inventata dal canonico Jürgen von Kleist, il decano della cattedrale di Cammin?

 

LUCIO Non voglio entrare in polemiche di questo tipo, ma il canonico Jürgen è arrivato dopo di me alla stessa invenzione; insomma abbiamo lavorato uno all’insaputa dell’altro, ma chi ha realizzato per primo questo tipo di accumulatore sono stato io. Se proprio devo essere riconoscente a qualcuno, questo è mio fratello Jan che mi ha aiutato molto durante i miei esperimenti.

 

STEF Provenite da una famiglia di ricercatori?

 

LUCIO No. La nostra è un’antica famiglia di artigiani. Mio padre Jan e mio zio Samuel erano molto apprezzati come fonditori di bronzo e costruttori di apparecchi scientifici, come pompe pneumatiche, microscopi, telescopi e altri strumenti di precisione. Mio fratello Jan è un bravissimo meccanico e ha continuato con successo l’attività di mio padre e di mio zio. Pensi che è stato uno stretto collaboratore di Gravesande e ha costruito per lui tutti gli strumenti che gli sono serviti per gli esperimenti di fisica.

 

STEF E lei che tipo di formazione ha avuto?

 

LUCIO All’inizio ho intrapreso studi umanistici, ma poi ho preferito seguire corsi di medicina, disciplina nella quale mi sono laureato a 23 anni con una tesi non solo teorica, ma arricchita di numerosi esperimenti.

 

STEF E quando ha cominciato a interessarsi della fisica?

 

LUCIO Nel 1719, quando avevo 27 anni sono andato a Londra e lì ho conosciuto Newton. Lei non ci crederà, ma ho abbandonato la professione medica che esercitavo ormai da diversi anni e mi sono dedicato interamente alla fisica. In verità non è stato solo l’incontro con Newton a condizionare questa mia scelta, ma tutto un insieme di cose: il fatto che i miei familiari si fossero applicati per anni di strumenti per la fisica, l’influenza di Gravesande e anche una certa inclinazione personale.

   


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