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Vincenzo
Monti è nato a Alfonsine il 19 febbraio 1754. I primi studi li ha compiuti a
Fusignano, poi è passato al seminario di Faenza e infine ha iniziato quelli di
legge all’Università di Ferrara, ma li ha interrotti quasi subito per
dedicarsi alla letteratura. Nel 1775 si è iscritto, col nome di Antonide
Saturniano all’Arcadia. Tre anni dopo si è trasferito a Roma, al seguito del
cardinale Scipione Borghese ed è poi passato al servizio di Luigi Braschi,
nipote di papa Pio VI. Nel 1791 ha sposato Teresa Pichler dalla quale ha avuto
due figli. Il periodo “romano” riflette il gusto classicheggiante e
l’orientamento politico dello stato pontificio. Tra le opere di maggior valore
vanno ricordate “La bellezza dell’universo”, “Pensieri d’amore”,
“La Bassvilliana”. Nel secondo periodo, quello “milanese”, che segue di
pochi anni la Rivoluzione francese si assiste a un cambiamento dei motivi
ispiratori della poesia che si orienta verso gli ideali
democratico-rivoluzionari e anticattolici. Grazie a questa inversione di rotta
ottiene cariche e onorificenze, tra le quali la cattedra di eloquenza
all’Università di Pavia. In seguito alla caduta di Napoleone, il Monti,
vecchio e rattristato da alcuni lutti familiari, nella sua poesia esalta il
restaurato regime con il ritorno degli austriaci (secondo periodo milanese), ma
ormai ha perso di credibilità. Vincenzo
Monti è stato il più illustre esponente del neoclassicismo italiano, ma è
stato criticato per le sue scelte politiche e ideali non sempre coerenti. La sua
produzione letteraria, pur essendo ricca da un punto di vista formale, risente
di scelte di fondo utilitaristiche. Il poeta, che è morto a Milano il 13
ottobre 1828 ha legato il suo nome alla traduzione dell’Iliade. |
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