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STEF Il
piccolo ducato di Savoia, che si trova tra il regno francese e l’impero
austriaco, ha finora seguito una politica di partecipazione ai conflitti in
corso. È stata una scelta coraggiosa, ma quali vantaggi e quali inconvenienti
ha procurato? Per trovare una risposta a queste domande ci siamo rivolti a
Charles-Louis de Secondat, barone di Montesquieu. Barone, quali sono le attuali condizioni di questo
piccolo stato? PASQ
Non si può negare che il
ducato di Savoia sia uscito provato dalle numerose guerre di questo ultimo
periodo. Vittorio Amedeo II ora sta cercando di prendere misure adeguate per la
cura del suo Stato e lo sta riorganizzando in senso moderno. Ha abolito il gioco
del lotto, ha esteso a tutta la Savoia il monopolio sul tabacco, ha riunito in
una soltanto le due Camere dei Conti, ha riordinato il Ministero della Guerra,
ha istituito quello degli esteri e quello degli Interni, ha riformato il
Consiglio delle Finanze. STEF
È vero che la sua riforma ha interessato anche il campo giuridico-economico? PASQ Sì. In campo legislativo ha pubblicato le
“Leggi e costituzioni regie”, un’opera conosciuta come codice Vittorino.
In quello economico ha migliorato la distribuzione delle tasse tra i vari
ordini, ha ordinato che i poveri siano accolti negli asili e ha promosso la
fondazione di Congregazioni di carità. Degni di nota sono anche i suoi
interventi per favorire lo sviluppo dell’agricoltura e del commercio e il
notevole impulso dato all’industria della seta. STEF
E nel campo dell’istruzione? PASQ Vittorio Amedeo II tiene molto a cuore la
formazione dei suoi sudditi e per questo ha riformato l’Università di Torino
e ha fatto costruire una sede più degna, dove ha fatto arrivare da ogni parte
d’Italia uomini insigni, come il Bianchi, il Fantoni, il Corazzi, il Pasini.
Ha favorito anche la laicizzazione dell’insegnamento, che ora non è più
prerogativa dei frati e dei gesuiti, e ha accresciuto il numero delle scuole.
Pensi che ha perfino istituito dei concorsi, i vincitori dei quali possono
coltivare gli studi e risiedere a spese dello stato nel “Collegio di
Province” fatto appositamente costruire. STEF
E per quanto riguarda l’esercito? PASQ Sull’esercito poggia la sicurezza di questo
piccolo stato, perciò Vittorio Amedeo non poteva non rivolgere la sua
attenzione al miglioramento di questo importante settore. L’esercito è stato
rafforzato con provvedimenti attenti, obbligando tutti i comuni a fornire un
determinato quantitativo di uomini che devono addestrarsi periodicamente. Ogni
compagnia viene chiamata tre volte all’anno, per un giorno, sotto le armi e
ciascun reggimento è mobilitato una volta all’anno per sei giorni. STEF
Con la pace dell’Aia dell’anno scorso Vittorio Amedeo II ha ceduto la
Sicilia all’Austria in cambio della Sardegna. Ci può spiegare i motivi di
questa decisione? PASQ Perché in questo modo può conservare il titolo
di re e poi perché, a mio avviso, deve aver pensato che la Sardegna è più
facilmente difendibile della Sicilia. Come lei sa, c’è voluta una coalizione
formata da Francia, Inghilterra, Olanda e impero per cacciare dalla Sicilia le
truppe spagnole che avevano occupato l’isola. Certo, in Sardegna non sarà
tutto semplice; ci vuole molto tatto e molta prudenza per governare l’isola,
in considerazione anche del fatto che la Santa Sede vanta dei diritti di
sovranità sull’isola e quindi pretende che Vittorio Emanuele si riconosca
vassallo della Chiesa. |
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