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Testi di Giuseppe Campanaro per il programma GR Storia di Radio Blu Sat 2000

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STEF Il piccolo ducato di Savoia, che si trova tra il regno francese e l’impero austriaco, ha finora seguito una politica di partecipazione ai conflitti in corso. È stata una scelta coraggiosa, ma quali vantaggi e quali inconvenienti ha procurato? Per trovare una risposta a queste domande ci siamo rivolti a Charles-Louis de Secondat, barone di Montesquieu.

Barone, quali sono le attuali condizioni di questo piccolo stato?

 

PASQ Non si può negare che il ducato di Savoia sia uscito provato dalle numerose guerre di questo ultimo periodo. Vittorio Amedeo II ora sta cercando di prendere misure adeguate per la cura del suo Stato e lo sta riorganizzando in senso moderno. Ha abolito il gioco del lotto, ha esteso a tutta la Savoia il monopolio sul tabacco, ha riunito in una soltanto le due Camere dei Conti, ha riordinato il Ministero della Guerra, ha istituito quello degli esteri e quello degli Interni, ha riformato il Consiglio delle Finanze.

 

STEF È vero che la sua riforma ha interessato anche il campo giuridico-economico?

 

PASQ Sì. In campo legislativo ha pubblicato le “Leggi e costituzioni regie”, un’opera conosciuta come codice Vittorino. In quello economico ha migliorato la distribuzione delle tasse tra i vari ordini, ha ordinato che i poveri siano accolti negli asili e ha promosso la fondazione di Congregazioni di carità. Degni di nota sono anche i suoi interventi per favorire lo sviluppo dell’agricoltura e del commercio e il notevole impulso dato all’industria della seta.

 

STEF E nel campo dell’istruzione?

 

PASQ Vittorio Amedeo II tiene molto a cuore la formazione dei suoi sudditi e per questo ha riformato l’Università di Torino e ha fatto costruire una sede più degna, dove ha fatto arrivare da ogni parte d’Italia uomini insigni, come il Bianchi, il Fantoni, il Corazzi, il Pasini. Ha favorito anche la laicizzazione dell’insegnamento, che ora non è più prerogativa dei frati e dei gesuiti, e ha accresciuto il numero delle scuole. Pensi che ha perfino istituito dei concorsi, i vincitori dei quali possono coltivare gli studi e risiedere a spese dello stato nel “Collegio di Province” fatto appositamente costruire.

 

STEF E per quanto riguarda l’esercito?

 

PASQ Sull’esercito poggia la sicurezza di questo piccolo stato, perciò Vittorio Amedeo non poteva non rivolgere la sua attenzione al miglioramento di questo importante settore. L’esercito è stato rafforzato con provvedimenti attenti, obbligando tutti i comuni a fornire un determinato quantitativo di uomini che devono addestrarsi periodicamente. Ogni compagnia viene chiamata tre volte all’anno, per un giorno, sotto le armi e ciascun reggimento è mobilitato una volta all’anno per sei giorni.

 

STEF Con la pace dell’Aia dell’anno scorso Vittorio Amedeo II ha ceduto la Sicilia all’Austria in cambio della Sardegna. Ci può spiegare i motivi di questa decisione?

 

PASQ Perché in questo modo può conservare il titolo di re e poi perché, a mio avviso, deve aver pensato che la Sardegna è più facilmente difendibile della Sicilia. Come lei sa, c’è voluta una coalizione formata da Francia, Inghilterra, Olanda e impero per cacciare dalla Sicilia le truppe spagnole che avevano occupato l’isola. Certo, in Sardegna non sarà tutto semplice; ci vuole molto tatto e molta prudenza per governare l’isola, in considerazione anche del fatto che la Santa Sede vanta dei diritti di sovranità sull’isola e quindi pretende che Vittorio Emanuele si riconosca vassallo della Chiesa.

   


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