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Testi di Giuseppe Campanaro per il programma GR Storia di Radio Blu Sat 2000

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BARB Fino a oggi è stato possibile comunicare a grandi distanze grazie all’invenzione dell’americano Morse che con il suo telegrafo elettromagnetico è riuscito a trasmettere impulsi in grado di riprodurre l’alfabeto. Il sistema Morse ha però richiesto la posa di cavi sottomarini, che dopo gli insuccessi iniziali, sono stati in grado di collegare l’Europa all’America. Ora un giovane scienziato, Guglielmo Marconi, tra lo scetticismo generale, sostiene di aver realizzato un sistema di comunicazione che non necessita di cavi, ma che avverrebbe direttamente nell’aria.

Signor Marconi, quale sarebbe l’utilità di questo suo sistema di comunicazione?

 

LUCIO Come lei sa, il sistema Morse richiede un collegamento diretto e questo non è sempre facile da realizzare, soprattutto tra continenti separati dagli oceani. Il primo tentativo di collegare con un cavo sottomarino la Francia e l’Inghilterra, fallì perché il cavo divenne inservibile poco dopo la posa. Anche il primo tentativo di collegare l’Europa all’America si rivelò un insuccesso, perché il cavo si spezzò a grande profondità durante la posa e non fu più possibile recuperarlo. Soltanto nel 1869 la Francia fu finalmente collegata all’America, ma c’erano voluti circa vent’anni di sforzi,  tutti andati a vuoto.

 

BARB Quali sono le cause di questi fallimenti?

 

LUCIO Oltre alla difficoltà di posa, perché il cavo si può spezzare o deteriorare, è necessario realizzare anche un perfetto isolamento per consentire la trasmissione del segnale. È vero che, una volta posato sul fondo, il cavo non subisce alcun pericolo, ma in vicinanza delle coste, dove i fondali sono bassi, può essere danneggiato dalle ancore delle navi, dalle reti da pesca, o anche dallo sfregamento contro le rocce. Per questo motivo il cavo che, normalmente, ha un diametro di 3 centimetri, in prossimità delle coste può essere anche di 10 centimetri.

 

BARB E il sistema di comunicazione che propone lei non utilizza i cavi?

 

LUCIO No, il mio sistema si basa sulle onde elettromagnetiche scoperte da Hertz. I segnali trasmessi attraverso i cavi sottomarini, dopo migliaia di chilometri arrivano molto attenuati. Il mio sistema invece, oltre che più veloce, perché come Hertz ha dimostrato le onde elettromagnetiche viaggiano alla velocità della luce, è anche più economico. Se un cavo si spezza nella profondità dell’oceano, nessuno può andarlo a recuperare e con quello che costano, sia come materiale, che per la messa in opera, non è una perdita di poco conto.

 

BARB Mi faccia capire. Lei sta dicendo che si può comunicare da un angolo all’altro della terra senza collegamento via cavo?

 

LUCIO Esattamente. È  sufficiente un generatore di oscillazioni elettromagnetiche, che è in grado di trasmettere nell’aria queste onde che vengono poi percepite da un rilevatore isolato nell’aria, o antenna, posto anche a distanza di chilometri. Due anni fa sono riuscito a stabilire un contatto in questo modo tra Santa Caterina, che si trova nell’isola di Wright e Capo Lizard in Cornovaglia, distanti tra loro 300 chilometri.

 


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