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BARB Pierre Simon de Laplace fa invece parte di quella schiera di scienziati che hanno ottenuto vantaggi dalla protezione di Napoleone. È stato esaminatore dei candidati che volevano far parte del Corpo reale d’artiglieria e tra gli allievi da esaminare ha avuto pure il giovane Napoleone Bonaparte, che in seguito, in segno di riconoscenza, lo ha colmato di onori.

È vero che lei è riconoscente nei confronti di Napoleone?

 

FABIO Ouì, l’imperatore ha sempre avuto un occhio di riguardo nei miei confronti. Nel 1799, anno in cui è diventato Primo Console, mi ha affidato il portafoglio degli Interni, anche se mi è stato tolto quasi subito. In compenso ho ottenuto un posto come senatore e nel 1803 sono diventato vice presidente e cancelliere del Senato. Tre anni fa infine sono stato insignito del titolo di conte. Come potrei non essere riconoscente all’imperatore dal momento che sono figlio di due contadini?

 

BARB E durante la Rivoluzione come si è comportato?

 

FABIO La mia posizione di scienziato mi ha favorito in modo particolare proprio durante quel periodo. Infatti le esigenze belliche, come lei sa, erano piuttosto urgenti ed erano molto richiesti scienziati che fossero in grado di migliorare la tecnica militare. Anche qui non mancarono i riconoscimenti, perché ho fatto parte, insieme a Condorcet, Borda e Bossut di una commissione che doveva stabilire un regolamento rispettoso dei principi rivoluzionari per l’Académie des Sciences.

 

BARB  Scusi se glielo dico con franchezza, ma non mi sembra una grande conquista.

 

FABIO Aspetti, non è mica finita qui. Nel 1790 ho fatto parte di una commissione di studio per stabilire, per tutta la nazione, un sistema di misurazione unico e l’anno dopo abbiamo stabilito come unità di misura il metro. Nel 1793 ho fatto parte di un’altra commissione per stabilire le unità dei pesi, due anni dopo sono stato nominato vice presidente dell’Académie des Sciences, professore di analisi presso l’Ecole Normale, presidente del Bureau des Longitudes, membro della sezione di geometria dell’Institut de France, nel 1796 presidente …

 

BARB Scusi se la interrompo, ma di cosa parla nella sua opera intitolata “Traité de mécanique céleste”?

 

FABIO Possiamo considerarla come una storia ideale della ricerca astronomica, relativamente al sistema newtoniano. Sono esposte alcune considerazioni sul sistema planetario e sui problemi connessi alla situazione terrestre, ai movimenti dei corpi celesti, alla gravitazione universale. Newton pensava che la gravitazione non fosse in grado di spiegare le perturbazioni secolari, invece io ritengo che la gravitazione sia la causa stessa del sistema universale.

 

BARB E quali effetti ha causato la pubblicazione di quest’opera?

 

FABIO L’astronomia costituisce un modello per tutte le altre scienze e il mio trattato sul sistema universale permette, attraverso la ricerca scientifica, la completa comprensione del mondo reale. Per questo che io, pur occupandomi di tante altre cose, ho dedicato all’astronomia la maggior parte delle mie energie.

   


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