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Testi di Giuseppe Campanaro per il programma GR Storia di Radio Blu Sat 2000

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STEF L’arte della guerra richiede uomini, denari, ma anche buone invenzioni e macchine in grado di ribaltare gli esiti di una battaglia combattuta con inferiorità di soldati. Ne parliamo con il re di Napoli Ladislao, che in questo periodo sta cercando di estendere il suo dominio in Italia ed è perciò impegnato in continue guerre.

Maestà, la strategia e le macchine fino a che punto possono decidere le sorti di una battaglia?

 

FABIO Direi che sono fondamentali per vincere una battaglia. Secondo il mio modo di vedere, ogni buon comandante militare dovrebbe conoscere qualche opera di strategia militare, perché ha la responsabilità della vita di tanti uomini. In questo campo il lavoro meglio riuscito è sicuramente il “Bellifortis”, un’opera fondamentale per la tecnica guerresca, scritta da un uomo che è un profondo conoscitore della scienza militare e delle armi.

 

STEF E chi ne è l’autore?  

 

FABIO Konrad Kyeser. È nato a Eichstätt in Germania e ha studiato medicina presso i domenicani. Ha combattuto contro i turchi nell’esercito del re d’Ungheria Sigismondo, ma dopo la sconfitta presso Nicopoli ha cercato di fuggire. Un gesto che lo ha fatto cadere in disgrazia presso Sigismondo e lo ha costretto a  passare dalla parte di Venceslao, fratello di Sigismondo. Nel 1402, è stato fatto prigioniero insieme a Venceslao e proprio durante la prigionia ha scritto il  “Bellifortis”.

 

STEF E di cosa si parla in quest’opera?

 

FABIO Vengono trattati con parole, ma anche con illustrazioni, armi di attacco per la battaglia campale e armi per l’assedio di fortezze. C’è tutta una serie di strumenti di guerra: natanti pieghevoli, cinture di salvataggio, apparecchi per le scalate, balestre e catapulte. Poi ci sono le armi da difesa durante le guerre d’assedio, viene spiegata l’utilizzazione di razzi, armi da fuoco e aquiloni.

 

STEF Non le sembrano argomenti insoliti per un medico?

 

FABIO Kyeser si è preoccupato anche di mettere in risalto la sua dotta formazione, come si avverte nella parte che riguarda le ricette di medicinali e di esplosivi e le conoscenze nel campo dell’astrologia, dell’alchimia dell’occultismo. In questa prospettiva va vista la lunga dedica al re Ruprecht che apre il “Bellifortis”. Il trattato termina con un’iscrizione tombale e un canto funebre composti per lo stesso Kyeser, che è morto cinque anni fa in Boemia.

 


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