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STEF
L’arte della guerra richiede uomini, denari, ma anche buone invenzioni e
macchine in grado di ribaltare gli esiti di una battaglia combattuta con
inferiorità di soldati. Ne parliamo con il re di Napoli Ladislao, che in questo
periodo sta cercando di estendere il suo dominio in Italia ed è perciò
impegnato in continue guerre. Maestà, la strategia e le macchine fino a che punto
possono decidere le sorti di una battaglia? FABIO Direi che sono fondamentali per vincere una
battaglia. Secondo il mio modo di
vedere, ogni buon comandante militare dovrebbe conoscere qualche opera di
strategia militare, perché ha la responsabilità della vita di tanti uomini. In
questo campo il lavoro meglio riuscito è sicuramente il “Bellifortis”,
un’opera fondamentale per la tecnica guerresca, scritta da un uomo che è un
profondo conoscitore della scienza militare e delle armi. STEF
E chi ne è l’autore? FABIO Konrad Kyeser. È nato a Eichstätt in Germania
e ha studiato medicina presso i domenicani. Ha combattuto contro i turchi
nell’esercito del re d’Ungheria Sigismondo, ma dopo la sconfitta presso
Nicopoli ha cercato di fuggire. Un gesto che lo ha fatto cadere in disgrazia
presso Sigismondo e lo ha costretto a passare
dalla parte di Venceslao, fratello di Sigismondo. Nel 1402, è stato fatto
prigioniero insieme a Venceslao e proprio durante la prigionia ha scritto il
“Bellifortis”. STEF
E di cosa si parla in quest’opera? FABIO Vengono trattati con parole, ma anche con
illustrazioni, armi di attacco per la battaglia campale e armi per l’assedio
di fortezze. C’è tutta una serie di strumenti di guerra: natanti pieghevoli,
cinture di salvataggio, apparecchi per le scalate, balestre e catapulte. Poi ci
sono le armi da difesa durante le guerre d’assedio, viene spiegata
l’utilizzazione di razzi, armi da fuoco e aquiloni. STEF
Non le sembrano argomenti insoliti per un medico? FABIO Kyeser si è preoccupato anche di mettere in
risalto la sua dotta formazione, come si avverte nella parte che riguarda le
ricette di medicinali e di esplosivi e le conoscenze nel campo
dell’astrologia, dell’alchimia dell’occultismo. In questa prospettiva va
vista la lunga dedica al re Ruprecht che apre il “Bellifortis”. Il trattato
termina con un’iscrizione tombale e un canto funebre composti per lo stesso
Kyeser, che è morto cinque anni fa in Boemia. |
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