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Testi di Giuseppe Campanaro per il programma GR Storia di Radio Blu Sat 2000

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STEF William Hogarth è un pittore inglese che ha avuto il grande merito di far entrare il popolo nell’arte. Molti dei suoi quadri rappresentano le sofferenze, i vizi, gli aspetti più svariati della gente comune, che viene ripresa mentre si trova in ospedale, in prigione o mentre si dedica ai lavori più umili e faticosi.

Mister Hogarth, come spiega questo suo interesse?

 

FABIO Well, io dipingo anche i nobili, ai quali faccio i ritratti, ma preferisco rappresentare i londinesi più umili. Quelli che proprio non sopporto invece sono i francesi e non solo perché per colpa loro ho trascorso un periodo in prigione perché ho disegnato alcune scenette del Calais Gate, ma perché, secondo me, i francesi, con le loro eccessive raffinatezze e con i loro atteggiamenti da aristocratici hanno corrotto il popolo inglese.

 

STEF Che giudizio esprime sulla pittura contemporanea del suo paese?

 

FABIO Guardi, molti pittori si sono arricchiti riproducendo soltanto le fisionomie dei loro clienti e affidando il resto del lavoro, come drappeggi e sfondo, ad aiutanti che sono pagati poco e male. Questi ritrattisti, ma meglio sarebbe chiamarli “spacciatori di facce”, così facendo guadagnano in una settimana più di quanto guadagni qualsiasi altro professionista in tre mesi. Pensi che pur di riempire le loro borse di denari non esitano ad abbellire i volti dei clienti per soddisfare la loro vanità.

 

STEF E lei non ha mai eseguito dei ritratti?  

 

FABIO Sì, ma io mi rifiuto di abbellire i volti. Pensi che una volta è venuto a farsi fare un ritratto da me un aristocratico dall’aspetto scimmiesco. Ebbene, io l’ho dipinto così com’era nella realtà, compresi i foruncoli e altri piccoli difetti. Non ci crederà, ma questo signore si è rifiutato di ritirare il quadro e di pagarmi per il lavoro eseguito, che lui stesso mi aveva commissionato.

 

STEF E lei come si è comportato?

 

FABIO Avevo bisogno di quei soldi e allora gli ho inviato un biglietto in cui era scritto che se non ritirava il ritratto entro tre giorni, lo avrei modificato con l’aggiunta di alcuni particolari e di una coda e lo avrei messo a disposizione del signor Hare, che è un noto appassionato di animali feroci. Non ho dovuto aspettare la scadenza, perché il committente mandò subito un servitore a ritirare il quadro e, naturalmente, a pagare quanto pattuito.

 

STEF E ora come vanno i suoi affari?

 

FABIO Non troppo bene, come lei può immaginare, perché non mi abbasso a diventare un fabbricante di ritratti. Per me la pittura ha ancora un valore e io non ho abbandonato del tutto l’idea di lavorare su soggetti che scelgo io. Non voglio fare come certi miei colleghi che hanno messo su una specie di officina e la fanno funzionare con l’aiuto di apprendisti mal pagati che ritraggono sfondi e paesaggi. Vorrei dedicarmi alla pittura e all’incisione di scene di vita contemporanea, un campo non ancora sfruttato nel mio paese.

   


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