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Testi di Giuseppe Campanaro per il programma GR Storia di Radio Blu Sat 2000

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STEF Astronomo, geografo e cartografo, dai suoi numerosi viaggi nell’emisfero australe l’inglese Edmond Halley ha redatto una serie di mappe sia nautiche sia celesti e due anni fa, alla morte di Flamsteed, ha preso il suo posto come astronomo di corte all’osservatorio di Greenwich.

Professor Halley, si ritiene soddisfatto di questo incarico?

 

FABIO Certamente, ma le cose, purtroppo non vanno molto bene, perché gli esecutori testamentari hanno portato via tutti gli strumenti che Flamsteed aveva pagato con i suoi soldi, perciò sono stato costretto ad acquistarne di nuovi e fino a quest’autunno non potrò riprendere le mie osservazioni celesti. Il progetto che ho presentato subito dopo la nomina per ampliare il catalogo di 1712 stelle, inserendo le posizioni di tutte le stelle zodiacali, subirà pertanto qualche ritardo.

 

STEF Com’erano i suoi rapporti con Flamsteed?

 

FABIO In un primo tempo buoni, tanto è vero che eravamo amici. Poi, quando la Royal Society mi ha affidato l’incarico di pubblicare, senza la sua approvazione, molte delle sue osservazioni, la nostra amicizia è finita. Pensi che siamo arrivati al punto che Flamsteed è riuscito ad entrare in possesso delle copie invendute e le ha bruciate tutte, conservando soltanto le parti che contenevano le sue osservazioni.

 

STEF Lei di cosa si occupa esattamente?

 

FABIO Di un po’ di tutto. Dal 1713, anno in cui sono stato nominato segretario della Royal Society, ho scritto sulle meteore, su un’eclisse totale di sole, sulle stelle variabili, sulle nebulose, sulle osservazioni diurne di Venere e sulle aurore. L’anno scorso, quasi per caso, mentre stavo determinando l’entità degli equinozi, ho scoperto le questioni collegate alla parallasse annuale delle stelle e della loro distribuzione spaziale.

 

STEF È vero che è stato anche professore di geometria a Oxford?

 

FABIO Sì e uno dei miei primi compiti è stato quello di curare la pubblicazione delle opere più significative tra quelle presentate alla Royal Society e, ovviamente, ho incluso anche quelle di mia produzione. Nel mio scritto “Astronomiae cometicae synopsis” ho raccolto tutte le osservazioni e ho calcolato le orbite di 24 comete apparse tra il 1337 e il 1698. Tre di queste comete avevano orbite talmente simili da farmi pensare che si trattasse in realtà di ritorni periodici della stessa cometa che descriveva un’orbita chiusa in circa 75 anni. Se i miei calcoli sono esatti, questa cometa riapparirà nel 1758.

   


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