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CLAUDIA
La storia, in campo militare, politico, religioso, economico è fatta dagli
uomini. Le donne non vi svolgono che questioni marginali, come mogli, figlie o
madri di qualcuno. Ma non sempre è così e qualche volta anche le donne sono
determinanti in campi di solito riservati agli uomini. Un esempio è costituito
da Giovanna II d’Angiò che, come abbiamo sentito, è stata fondamentale per
il ritorno del papa Martino V a Roma. È lei il personaggio femminile del
momento ed è a lei che dedichiamo la nostra scheda di oggi preparata da
Francesca Solari. LAURA Giovanna
II d’Angiò è nata a Napoli nel 1371 da Carlo III e da Margherita di Durazzo.
Si è sposata in giovane età con Guglielmo d’Asburgo e ne è rimasta vedova
quando aveva 35 anni. Di carattere mutevole, ma bella e seducente, ha avuto
diverse storie d’amore, sempre restando lontano dalla politica. La morte del
fratello Ladislao, avvenuta a Perugia il 6 agosto del 1414, si sospetta per
avvelenamento procurato da alcuni agenti al servizio di Firenze, l’ha
costretta a un coinvolgimento diretto nell’amministrazione del regno. Giovanna, quando venne chiamata a sostituire il
fratello, aveva una stretta relazione con Pandolfello Piscopo, un giovane bello
e di nobile famiglia, che fu subito da lei nominato gran camerlengo. Poiché non
era possibile contrarre con lui un matrimonio tanto audace, Giovanna,
d’accordo con Pandolfello, ha sposato il 14 luglio 1415 il conte Giacomo di
Borbone, rimasto vedovo da poco di Beatrice di Navarra. Giacomo si è rivelato un marito tutt’altro che
docile e, approfittando della autorità regia concessagli da Giovanna, ha fatto
decapitare il giovane Pandolfello e condannare a morte Giulio Cesare De Capua,
un nobile napoletano che mal sopportava il dominio francese nel regno. Dopo questa esecuzione i baroni napoletani, comandati
da Ottino Caracciolo, si sono ribellati e hanno fatto imprigionare Giacomo di
Borbone. Giovanna ha preso da sola il governo dello stato e ha tenuto in
prigione il marito fino al 15 febbraio di quest’anno. Una volta liberato,
Giacomo di Borbone ha abbandonato Napoli e non vi ha fatto più ritorno. Negli anni della prigionia di Giacomo di Borbone, le
simpatie della regina Giovanna sono state tutte per Giovanni Caracciolo, detto
Sergianni, un nobile povero che nel 1417 è stato nominato gran siniscalco dalla
regina. |
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