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Testi di Giuseppe Campanaro per il programma GR Storia di Radio Blu Sat 2000

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CLAUDIA La storia, in campo militare, politico, religioso, economico è fatta dagli uomini. Le donne non vi svolgono che questioni marginali, come mogli, figlie o madri di qualcuno. Ma non sempre è così e qualche volta anche le donne sono determinanti in campi di solito riservati agli uomini. Un esempio è costituito da Giovanna II d’Angiò che, come abbiamo sentito, è stata fondamentale per il ritorno del papa Martino V a Roma. È lei il personaggio femminile del momento ed è a lei che dedichiamo la nostra scheda di oggi preparata da Francesca Solari.

 

LAURA  Giovanna II d’Angiò è nata a Napoli nel 1371 da Carlo III e da Margherita di Durazzo. Si è sposata in giovane età con Guglielmo d’Asburgo e ne è rimasta vedova quando aveva 35 anni.

 

Di carattere mutevole, ma bella e seducente, ha avuto diverse storie d’amore, sempre restando lontano dalla politica. La morte del fratello Ladislao, avvenuta a Perugia il 6 agosto del 1414, si sospetta per avvelenamento procurato da alcuni agenti al servizio di Firenze, l’ha costretta a un coinvolgimento diretto nell’amministrazione del regno.

 

Giovanna, quando venne chiamata a sostituire il fratello, aveva una stretta relazione con Pandolfello Piscopo, un giovane bello e di nobile famiglia, che fu subito da lei nominato gran camerlengo. Poiché non era possibile contrarre con lui un matrimonio tanto audace, Giovanna, d’accordo con Pandolfello, ha sposato il 14 luglio 1415 il conte Giacomo di Borbone, rimasto vedovo da poco di Beatrice di Navarra.

 

Giacomo si è rivelato un marito tutt’altro che docile e, approfittando della autorità regia concessagli da Giovanna, ha fatto decapitare il giovane Pandolfello e condannare a morte Giulio Cesare De Capua, un nobile napoletano che mal sopportava il dominio francese nel regno.

 

Dopo questa esecuzione i baroni napoletani, comandati da Ottino Caracciolo, si sono ribellati e hanno fatto imprigionare Giacomo di Borbone. Giovanna ha preso da sola il governo dello stato e ha tenuto in prigione il marito fino al 15 febbraio di quest’anno. Una volta liberato, Giacomo di Borbone ha abbandonato Napoli e non vi ha fatto più ritorno.

 

Negli anni della prigionia di Giacomo di Borbone, le simpatie della regina Giovanna sono state tutte per Giovanni Caracciolo, detto Sergianni, un nobile povero che nel 1417 è stato nominato gran siniscalco dalla regina.

 


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