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Testi di Giuseppe Campanaro per il programma GR Storia di Radio Blu Sat 2000

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CLAUDIA Pietro Giannone, come tutti sanno, si è laureato a Napoli in diritto civile e canonico ed ha esercitato l’avvocatura. Nella tradizione giuridica meridionale, Giannone ha portato degli interessi del tutto nuovi, attratto com’è dalla cultura europea e dalla politica moderna.

È vero che lei si è battuto per eliminare dal cattolicesimo ogni forma di superstizione esteriore?

 

LUCIO Eh, nel regno di Napoli, le ingerenze politiche ed economiche della Chiesa sono assai gravose. La distanza dal resto d’Europa è piuttosto evidente, ma qualcosa si sta muovendo; piano piano si stanno formando nuove idee e forze più moderne agiscono per un miglioramento della situazione.

 

CLAUDIA E lei in che modo ha contribuito a questo rinnovamento?

 

LUCIO Guardi, non faccio per vantarmi, ma sono vent’anni che mi sto occupando della questione e proprio l’anno scorso è stata pubblicata una mia opera intitolata  “Istoria civile del Regno di Napoli” che ricostruisce le vicende del regno di Napoli, dalle sue origini fino ai giorni nostri.

 

CLAUDIA Ce ne vuole fare una sintesi?

 

LUCIO Con vero piacere. Come le dicevo, l’opera segue lo sviluppo della vita napoletana dall’epoca romana ai tempi moderni e prende in considerazione tutto ciò che riguarda sia le forme di governo che la politica, senza tralasciare gli aspetti legati alla spiritualità e alla religione.

 

CLAUDIA E in base a quali criteri avviene questa sua analisi?

 

LUCIO Naturalmente attraverso lo studio della legislazione che è il mio campo, ma anche con l’esame delle istituzioni civili e dei costumi. Secondo me, il potere temporale dei papi, badi bene, ho detto quello temporale, non è di natura divina. Concordo con i gesuiti, quando dicono che vogliono la sovranità del popolo, ma mentre loro la desiderano per legittimare il potere dei papi, io la voglio per legittimare il potere dei principi.

 

CLAUDIA E quale ritiene che sia il pregio principale di questa sua opera?

 

LUCIO Innanzitutto inaugura un nuovo metodo nella critica storica e comunque ha il merito di costituire un documento importante, soprattutto per quanto riguarda lo sviluppo del diritto pubblico e dell’affermarsi della nuova coscienza politica, che non si accontenta più degli atteggiamenti paternalistici dello Stato.

   


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