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Testi di Giuseppe Campanaro per il programma GR Storia di Radio Blu Sat 2000

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STEF Il re delle Due Sicilie Ferdinando II è scomparso otto giorni fa. Figlio e successore di Francesco I, si è dimostrato all’inizio aperto a una politica innovatrice ma in seguito si è rivelato reazionario e ha instaurato un regime poliziesco senza uguali nel resto d’Italia e nell’Europa. Malato da tempo, ha visto aggravarsi le sue condizioni di salute in occasione del viaggio in Calabria, per andare incontro, in pieno inverno, alla bavarese Sofia, che ha sposato per procura l’8 gennaio il duca di Calabria. La scheda che abbiamo preparato ripercorre le tappe principali del viaggio che è stato fatale al re Ferdinando.

 

CLAUDIA La prima tappa del viaggio è stata ad Avellino, dove il corteo reale è stato sorpreso da una nevicata così eccezionale da consigliare una sosta fuori programma ad Ariano, dove il re è stato ospite del vescovo Caputo e dove si sono manifestati i primi sintomi dell’aggravamento della malattia.

 

Le tappe successive sono state Canosa, Andria, Acquaviva e Taranto. Il 13 il re è arrivato a Lecce e in questa città le sue condizioni sono peggiorate, tanto che è stato costretto a mettersi a letto.

 

La duchessa Sofia ha lasciato Vienna il 30 gennaio per andare incontro al duca di Calabria e il 3 febbraio è arrivata a Bari. In questa città, da alcuni giorni, era presente anche il re Ferdinando, ma in condizioni di salute tali da non permettergli di assistere alla celebrazione del matrimonio.

 

Ferdinando, sempre più sfiduciato nell’operato dei medici, visto l’aggravarsi delle sue condizioni, è ricorso alle immagini miracolose, agli scapolari, alle tuniche e poi alle acque miracolose e per ultimo ha chiesto anche l’aiuto di maghi e di stregoni.

 

Il 7 marzo è stato operato di un tumore all’inguine, ma l’intervento non è riuscito a fermare l’infezione e dal 25 aprile le sofferenze sono diventate sempre più atroci. Al dolore fisico si è aggiunta la preoccupazione per la continuità della sua dinastia.

 

Al principe ereditario ha raccomandato di non cambiare indirizzo di governo e di non allearsi né con l’Austria, né con il Piemonte, ma mantenere una specie di “neutralità armata”, facendo anche attenzione alle spinte rivoluzionarie all’interno dello Stato.

 

Ai primi di maggio la sua situazione è peggiorata ulteriormente e il re ha fatto testamento. Negli ultimi istanti di vita, in delirio, ha difeso il suo operato in politica. È morto un’ora dopo mezzogiorno, il 22 maggio. Pianto dai familiari e dai cortigiani è alquanto discusso nel resto dell’Europa.

 

Gli è successo il figlio Francesco II che ha definito il padre “grande e pio”, mentre in tutta Europa è esecrato e irriso.

 


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