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STEF
Il re delle Due Sicilie Ferdinando II è scomparso otto giorni fa. Figlio e
successore di Francesco I, si è dimostrato all’inizio aperto a una politica
innovatrice ma in seguito si è rivelato reazionario e ha instaurato un regime
poliziesco senza uguali nel resto d’Italia e nell’Europa. Malato da tempo,
ha visto aggravarsi le sue condizioni di salute in occasione del viaggio in
Calabria, per andare incontro, in pieno inverno, alla bavarese Sofia, che ha
sposato per procura l’8 gennaio il duca di Calabria. La scheda che abbiamo
preparato ripercorre le tappe principali del viaggio che è stato fatale al re
Ferdinando. CLAUDIA La prima tappa del viaggio è stata ad
Avellino, dove il corteo reale è stato sorpreso da una nevicata così
eccezionale da consigliare una sosta fuori programma ad Ariano, dove il re è
stato ospite del vescovo Caputo e dove si sono manifestati i primi sintomi
dell’aggravamento della malattia. Le tappe successive sono state Canosa, Andria,
Acquaviva e Taranto. Il 13 il re è arrivato a Lecce e in questa città le sue
condizioni sono peggiorate, tanto che è stato costretto a mettersi a letto. La duchessa Sofia ha lasciato Vienna il 30 gennaio
per andare incontro al duca di Calabria e il 3 febbraio è arrivata a Bari. In
questa città, da alcuni giorni, era presente anche il re Ferdinando, ma in
condizioni di salute tali da non permettergli di assistere alla celebrazione del
matrimonio. Ferdinando, sempre più sfiduciato nell’operato dei
medici, visto l’aggravarsi delle sue condizioni, è ricorso alle immagini
miracolose, agli scapolari, alle tuniche e poi alle acque miracolose e per
ultimo ha chiesto anche l’aiuto di maghi e di stregoni. Il 7 marzo è stato operato di un tumore
all’inguine, ma l’intervento non è riuscito a fermare l’infezione e dal
25 aprile le sofferenze sono diventate sempre più atroci. Al dolore fisico si
è aggiunta la preoccupazione per la continuità della sua dinastia. Al principe ereditario ha raccomandato di non
cambiare indirizzo di governo e di non allearsi né con l’Austria, né con il
Piemonte, ma mantenere una specie di “neutralità armata”, facendo anche
attenzione alle spinte rivoluzionarie all’interno dello Stato. Ai primi di maggio la sua situazione è peggiorata
ulteriormente e il re ha fatto testamento. Negli ultimi istanti di vita, in
delirio, ha difeso il suo operato in politica. È morto un’ora dopo
mezzogiorno, il 22 maggio. Pianto dai familiari e dai cortigiani è alquanto
discusso nel resto dell’Europa. Gli è successo il figlio Francesco II che ha
definito il padre “grande e pio”, mentre in tutta Europa è esecrato e
irriso. |
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