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Testi di Giuseppe Campanaro per il programma GR Storia di Radio Blu Sat 2000

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CLAUDIA L’ultimo lavoro del pittore livornese Giovanni Fattori è intitolato “I Butteri”. Ne parliamo con il nostro inviato speciale Ettore Girolami, che di Giovanni Fattori è corregionale.

Ettore, che ci puoi dire di questo pittore toscano?

 

MARCO Giovanni Fattori è un grande pittore e pochi sanno apprezzare la sua arte. Certi scorci delle campagne livornesi, con le mandrie di buoi, i branchi di puledri, i butteri con la barba, solo lui li sa dipingere. Non per niente ha ricevuto il titolo di professore all’Accademia di Firenze e ora ha la cattedra del corso di perfezionamento di pittura di paesaggio.

 

CLAUDIA Ma Fattori non faceva parte dei Macchiaioli?

 

MARCO È vero che Giovanni ha fatto parte dei Macchiaioli, ma non ha lavorato “alla macchia”, nel senso di mariuolo, come qualche critico, in senso dispregiativo, vuol far intendere. Se invece per Macchiaioli intendiamo chi ha rifiutato il segno e la forma, così come venivano insegnati all’Accademia e preferisce un tocco largo, “a macchia”, allora Giovanni Fattori è stato il più grande dei macchiaioli.

 

CLAUDIA Senti, invece di cominciare con le polemiche, perché non ci spieghi in che cosa consiste la pittura dei Macchiaioli?

 

MARCO Io non faccio delle polemiche, spiego solo le cose come stanno. L’arte dei Macchiaioli rende le impressioni attraverso macchie di colori e utilizza il contrasto tra chiari e scuri. Così una macchia di colore rappresenta il viso di un soggetto, un’altra i capelli, un’altra ancora il vestito. È per questo modo di dipingere che un critico della “Gazzetta del Popolo”, in senso dispregiativo, li ha definiti “Macchiaioli”.

 

CLAUDIA Ma che cosa puoi dirci di loro?

 

MARCO Frequentavano tutti il caffè Michelangelo, in via Larga a Firenze e non ti nascondo che c’erano proprio delle teste matte in mezzo a loro. Io te lo posso dire perché ho avuto modo di conoscerli. Alcuni avevano abbandonato l’Accademia, altri erano degli sbandati; tutti, comunque, come ho detto prima, volevano dare un taglio netto con la pittura tradizionale.

 

CLAUDIA Anche Giovanni Fattori frequentava il caffè Michelangelo?

 

MARCO Certamente, il caffè era un porto di mare, il luogo di ritrovo dei giovani artisti  che arrivavano a Firenze, non solo dalla Toscana, ma anche da altre regioni. Giovanni Fattori era poco più che ventenne quando ha cominciato a frequentare il caffè Michelangelo. Ha abbandonato l’Accademia dopo aver partecipato con entusiasmo ai moti del 1848, ma non ha dimenticato la lezione dei suoi insegnanti.

 

CLAUDIA E quali sono i soggetti preferiti nella sua pittura?

 

MARCO Per tutta la vita, Giovanni ha riposto le sue ambizioni di artista nella pittura di battaglie. Nel 1861 ha anche partecipato al concorso bandito dal governo provvisorio della Toscana per un dipinto celebrativo delle campagne del 1859 e ha vinto con l’opera “Campo italiano dopo la battaglia di Magenta”. Ma se devo essere sincero, io preferisco i dipinti che si occupano della natura, con la rappresentazione degli animali e dei contadini maremmani con i quali Giovanni è come se rivelasse un senso di solidarietà. Pagliai al sole, buoi e butteri, carri fra sterpaglie e acquitrini, come li dipinge lui, non li sa dipingere nesunno.

   


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