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CLAUDIA
Non solo uomini d’arme come il Gattamelata, ma anche grandi artisti possono
avere umili origini, come dimostra il fiorentino Donatello, che è figlio di un
cardatore di lana. Ne parliamo con il nostro inviato speciale Ettore Girolami. Ettore, che ci puoi dire dell’arte di Donatello? MARCO Guarda non si sa con esattezza quante opere abbia realizzato
esattamente Donatello, ma sono sicuramente decine, forse centinaia. E poi
bisogna considerare che alcune di
queste opere non sono una singola figura, ma comprendono più personaggi.
CLAUDIA
Ettore, non vogliamo sapere quante opere ha realizzato, parlaci piuttosto di
questo artista fiorentino … MARCO Sì, certo. Donato, che tutti chiamano
Donatello, è figlio di Niccolò di Betto Bardi, un cardatore di lana. Ha
iniziato la sua attività artistica in un momento favorevole alla scultura
monumentale che a Firenze è rivolta soprattutto alla creazione di grandi
edifici pubblici, civili e religiosi. Donatello, sono orgoglioso di affermarlo,
interpreta lo spirito e la civiltà di Firenze. CLAUDIA
E quali sono stati i suoi inizi? MARCO Pensa che appena adolescente già lavorava alle
dipendenze di Lorenzo Ghiberti, che è tutto dire. Certo non per lavori
importanti, ma per “rinettare”, pulire a fondo le fusioni di bronzo della
seconda porta del Battistero. Un inizio non facile, da apprendista. Ma ben
presto Donatello si è fatto notare per la sua passione per il lavoro e non
conosce altri piaceri che quelli che gli procura la scultura. CLAUDIA
Ma dai Ettore, adesso non cominciare con le esagerazioni … MARCO No, guarda che non è un’esagerazione. Chi
l’ha conosciuto ti può dire che Donatello è un giovane che si accontenta
facilmente, una persona semplice, eccetto che nella scultura. Non a caso a soli
22 anni ha ottenuto il primo incarico veramente importante: un San Giovanni
Evangelista da collocare sulla facciata del duomo. CLAUDIA
Ma se deve ringraziare l’amicizia con Filippo Brunelleschi … MARCO Certo che deve ringraziare Filippo Brunelleschi
che lo ha fatto maturare dal punto di vista artistico, però ti dico che
Donatello è un grande artista. Ad esempio, San Giovanni viene ancora presentato
di fronte, secondo la lezione del Ghiberti, ma già nelle opere successive
questo schema viene superato. CLAUDIA
Senti, ci vuoi spiegare che cos’è lo “ stiacciato”? MARCO È semplice. Noi a Firenze chiamiamo stiacciato
quello che voi dite “schiacciato”. È un rilievo molto basso, appena
accennato, tipico di Donatello. Un esempio di stiacciato è “Il convito di
Erode” che Donatello ha realizzato per il Battistero di Siena. Perché
Donatello non ha lavorato mica solo a Firenze, ma anche a Prato, a Siena, a … CLAUDIA
Va bene Ettore, ma perché Donatello ha preferito questo tipo di lavoro
“schiacciato”? MARCO Guarda, il sogno di Donatello è sempre stato
quello di ampliare i confini della scultura e lo stiacciato gli offre la
possibilità di “superare i limiti imposti dalla corporeità della forma e
dall’opacità della materia”. Non chiedermi cosa vuol dire, ma mi hanno
riferito proprio così. Lo stiacciato permette di superare queste limitazioni,
perché dal momento che le figure riprodotte sono più piccole, la luce si
rifrange con effetti mutevoli. Insomma io ho capito che si tratta di un
espediente tecnico per migliorare la qualità espressiva. |
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