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Testi di Giuseppe Campanaro per il programma GR Storia di Radio Blu Sat 2000

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CLAUDIA Non solo uomini d’arme come il Gattamelata, ma anche grandi artisti possono avere umili origini, come dimostra il fiorentino Donatello, che è figlio di un cardatore di lana. Ne parliamo con il nostro inviato speciale Ettore Girolami.

Ettore, che ci puoi dire dell’arte di Donatello?

 

MARCO Guarda non si sa con esattezza quante opere abbia realizzato esattamente Donatello, ma sono sicuramente decine, forse centinaia. E poi bisogna considerare  che alcune di queste opere non sono una singola figura, ma comprendono più personaggi.

 

CLAUDIA Ettore, non vogliamo sapere quante opere ha realizzato, parlaci piuttosto di questo artista fiorentino …

 

MARCO Sì, certo. Donato, che tutti chiamano Donatello, è figlio di Niccolò di Betto Bardi, un cardatore di lana. Ha iniziato la sua attività artistica in un momento favorevole alla scultura monumentale che a Firenze è rivolta soprattutto alla creazione di grandi edifici pubblici, civili e religiosi. Donatello, sono orgoglioso di affermarlo, interpreta lo spirito e la civiltà di Firenze.

 

CLAUDIA E quali sono stati i suoi inizi?

 

MARCO Pensa che appena adolescente già lavorava alle dipendenze di Lorenzo Ghiberti, che è tutto dire. Certo non per lavori importanti, ma per “rinettare”, pulire a fondo le fusioni di bronzo della seconda porta del Battistero. Un inizio non facile, da apprendista. Ma ben presto Donatello si è fatto notare per la sua passione per il lavoro e non conosce altri piaceri che quelli che gli procura la scultura.

 

CLAUDIA Ma dai Ettore, adesso non cominciare con le esagerazioni …

 

MARCO No, guarda che non è un’esagerazione. Chi l’ha conosciuto ti può dire che Donatello è un giovane che si accontenta facilmente, una persona semplice, eccetto che nella scultura. Non a caso a soli 22 anni ha ottenuto il primo incarico veramente importante: un San Giovanni Evangelista da collocare sulla facciata del duomo.

 

CLAUDIA Ma se deve ringraziare l’amicizia con Filippo Brunelleschi …

 

MARCO Certo che deve ringraziare Filippo Brunelleschi che lo ha fatto maturare dal punto di vista artistico, però ti dico che Donatello è un grande artista. Ad esempio, San Giovanni viene ancora presentato di fronte, secondo la lezione del Ghiberti, ma già nelle opere successive questo schema viene superato.

 

CLAUDIA Senti, ci vuoi spiegare che cos’è lo “ stiacciato”?

 

MARCO È semplice. Noi a Firenze chiamiamo stiacciato quello che voi dite “schiacciato”. È un rilievo molto basso, appena accennato, tipico di Donatello. Un esempio di stiacciato è “Il convito di Erode” che Donatello ha realizzato per il Battistero di Siena. Perché Donatello non ha lavorato mica solo a Firenze, ma anche a Prato, a Siena, a …

 

CLAUDIA Va bene Ettore, ma perché Donatello ha preferito questo tipo di lavoro “schiacciato”?

 

MARCO Guarda, il sogno di Donatello è sempre stato quello di ampliare i confini della scultura e lo stiacciato gli offre la possibilità di “superare i limiti imposti dalla corporeità della forma e dall’opacità della materia”. Non chiedermi cosa vuol dire, ma mi hanno riferito proprio così. Lo stiacciato permette di superare queste limitazioni, perché dal momento che le figure riprodotte sono più piccole, la luce si rifrange con effetti mutevoli. Insomma io ho capito che si tratta di un espediente tecnico per migliorare la qualità espressiva.

   


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