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STEF
Edgar De Gas è nato a Parigi, ma è figlio di un banchiere di origine italiana.
La passione per l’arte l’ha ereditata proprio dal padre, un uomo colto,
appassionato di musica e di arte che ha portato il figlio al museo del Louvre,
quando era ancora un ragazzo. La vocazione artistica perciò ha trovato terreno
fertile per svilupparsi senza difficoltà. Monsieur De Gas, quando ha cominciato a dipingere? FABIO
Fin da quando ero piccolo ho sempre scarabocchiato su dei fogli,
ma ho cominciato seriamente sette anni fa, quando ho adibito ad atelier una
stanza in rue Mondovi. Una posizione stupenda da dove si vedono Place de la
Concorde e i giardini delle Tuileries. In seguito ho studiato con attenzione le
opere di Mantegna, Goya, Rembrandt, Dürer e mi sono anche iscritto alla Ecole
des Beaux-Arts. STEF E
ha tratto giovamento dalla frequenza all’Accademia? FABIO Non molto. Non ho resistito a lungo agli
insegnamenti, che trovavo noiosi e poco stimolanti e così ho preferito
ricercare da solo le varie forme di manifestazione artistica. Allora ho
cominciato a viaggiare per l’Italia e sono stato a Napoli, a Firenze, a Roma e
ho annotato su un taccuino le mie impressioni. Il mese scorso ho stabilito la
mia residenza in rue Madame, dall’altro lato della Senna e in prossimità dei
giardini Du Luxembourg. STEF
Ora è finito questo suo periodo di ricerca?
FABIO No, tutt’altro. Io procedo con difficoltà e
per gradi e non mi sento ancora completamente padrone dei mezzi espressivi. Da
un certo punto di vista invidio Manet che è più istintivo e spontaneo. Quello
che realizzo io, invece, non ha nulla di spontaneo, ma è il risultato di una
lunga riflessione e dello studio dei maestri. Il periodo che ho trascorso
all’Accademia, anche se è stato breve, mi ha fatto capire che
l’insegnamento ufficiale non serve a ritrovare il rispetto della tradizione
nell’arte. Molto più utile è l’esperienza personale e un confronto diretto
con i risultati raggiunti nelle epoche passate. STEF
E qual è l’ultimo suo lavoro? FABIO Un ritratto di famiglia dei miei parenti
italiani che ho intitolato “La famiglia Bellelli”. Forse lei non sa che i
miei antenati nel 1849 sono stati coinvolti nella ribellione contro i Borboni e
sono stati costretti a trasferirsi a Firenze. Nel dipinto ho rappresentato il
barone Bellelli con mia zia, sorella di mio padre, e le loro due figlie, Giulia
e Giovanna. A differenza di altri ritratti di gruppi familiari, ho voluto
rappresentare su tela una specie di conversazione |
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