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BARB
Questa mattina doveva esserci con noi in studio il poeta e scrittore Gabriele
D’Annunzio, ma poco fa ci ha fatto pervenire un breve scritto nel quale si
dichiara dolente di non poter mantenere la promessa fatta, per sopraggiunti e
imprevisti impegni. Qualche maligno ha osservato che le recenti disavventure
giudiziarie e sentimentali hanno gettato il poeta abruzzese in una prostrazione
non solo spirituale, ma anche materiale. La storia è nota alle cronache:
D’Annunzio si è legato alla principessa siciliana Maria Gravina, sposata con
il conte Fernando Anguissola di San Damiano e madre di quattro figli. Il conte,
dopo che ha visto fallire ogni tentativo di convincere la moglie a ritornare
sotto il tetto coniugale, ha sporto una querela contro i due amanti. Come è
noto, la causa si è conclusa con la condanna dei due imputati a cinque mesi di
reclusione, condanna che è stata confermata anche in Corte d’Appello, ma i
due amanti si sono salvati dalla prigione grazie a un condono. Privo di denari e
assediato dai creditori, il poeta sta conoscendo un periodo di vera miseria, ma
è stato soccorso da alcuni amici che hanno messo a disposizione sua e della
principessa Maria Gravina, un villino a Francavilla, dove D’Annunzio sta
completando il romanzo “Il trionfo della morte”. In anteprima assoluta siamo
in grado di raccontare ai nostri ascoltatori la trama del romanzo che
D’Annunzio ci ha fatto pervenire e che è ispirato alla sua storia d’amore
con la principessa Gravina. STEFANIA “Il trionfo della morte” fa parte del
ciclo dei “Romanzi della Rosa”. Protagonista è Giorgio Aurispa, un uomo
cinico, egoista, legato sentimentalmente a Ippolita Sanzio, una donna che gli
brucia tutte le energie spirituali. Giorgio è consapevole della situazione che analizza
con lucidità, ma non riesce a troncare la relazione. Lo stato di disperazione
si configura prima nella gelosia, non solo per altri uomini, ma anche per i
pensieri che potrebbero allontanare da lui la donna amata. Un ritorno alla famiglia d’origine accresce la
crisi di Giorgio che rivive il conflitto con il padre, una figura dominante ma
allo stesso tempo ripugnante e si identifica con la figura dello zio Demetrio,
sensibile come lui e morto suicida. Il villaggio abruzzese sulle rive dell’Adriatico
dove Giorgio si è ritirato con Ippolita gli appare barbaro nei suoi costumi
arcaici e nelle credenze magiche e superstiziose. Alla fine le forze distruttive
finiscono con il prevalere e al termine del romanzo Giorgio non trova altra
soluzione che trascinare con sé Ippolita nel precipizio. |
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