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Testi di Giuseppe Campanaro per il programma GR Storia di Radio Blu Sat 2000

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BARB Questa mattina doveva esserci con noi in studio il poeta e scrittore Gabriele D’Annunzio, ma poco fa ci ha fatto pervenire un breve scritto nel quale si dichiara dolente di non poter mantenere la promessa fatta, per sopraggiunti e imprevisti impegni. Qualche maligno ha osservato che le recenti disavventure giudiziarie e sentimentali hanno gettato il poeta abruzzese in una prostrazione non solo spirituale, ma anche materiale. La storia è nota alle cronache: D’Annunzio si è legato alla principessa siciliana Maria Gravina, sposata con il conte Fernando Anguissola di San Damiano e madre di quattro figli. Il conte, dopo che ha visto fallire ogni tentativo di convincere la moglie a ritornare sotto il tetto coniugale, ha sporto una querela contro i due amanti. Come è noto, la causa si è conclusa con la condanna dei due imputati a cinque mesi di reclusione, condanna che è stata confermata anche in Corte d’Appello, ma i due amanti si sono salvati dalla prigione grazie a un condono. Privo di denari e assediato dai creditori, il poeta sta conoscendo un periodo di vera miseria, ma è stato soccorso da alcuni amici che hanno messo a disposizione sua e della principessa Maria Gravina, un villino a Francavilla, dove D’Annunzio sta completando il romanzo “Il trionfo della morte”. In anteprima assoluta siamo in grado di raccontare ai nostri ascoltatori la trama del romanzo che D’Annunzio ci ha fatto pervenire e che è ispirato alla sua storia d’amore con la principessa Gravina.

 

STEFANIA “Il trionfo della morte” fa parte del ciclo dei “Romanzi della Rosa”. Protagonista è Giorgio Aurispa, un uomo cinico, egoista, legato sentimentalmente a Ippolita Sanzio, una donna che gli brucia tutte le energie spirituali.

 

Giorgio è consapevole della situazione che analizza con lucidità, ma non riesce a troncare la relazione. Lo stato di disperazione si configura prima nella gelosia, non solo per altri uomini, ma anche per i pensieri che potrebbero allontanare da lui la donna amata.

 

Un ritorno alla famiglia d’origine accresce la crisi di Giorgio che rivive il conflitto con il padre, una figura dominante ma allo stesso tempo ripugnante e si identifica con la figura dello zio Demetrio, sensibile come lui e morto suicida.

 

Il villaggio abruzzese sulle rive dell’Adriatico dove Giorgio si è ritirato con Ippolita gli appare barbaro nei suoi costumi arcaici e nelle credenze magiche e superstiziose. Alla fine le forze distruttive finiscono con il prevalere e al termine del romanzo Giorgio non trova altra soluzione che trascinare con sé Ippolita nel precipizio.

   


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