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BARB
Vincenzo Cuoco non è stato molto fortunato nella sua vita. Nove anni fa,
durante la restaurazione borbonica nel regno di Napoli, è stato condannato a
vent’anni di esilio e alla confisca dei beni. Costretto a peregrinazioni in
Francia, in Piemonte e in Lombardia è riuscito a tornare tre anni fa a Napoli,
che era allora sotto il dominio di Giuseppe Bonaparte, fratello maggiore di
Napoleone e ora è sotto Gioacchino Murat. Le cose vano un po’ meglio adesso per lei? PASQ Sicuramente, sicuramente. Eh, ho passato anni tristi, perché
sono stato costretto a lasciare la mia terra. Solo a Milano ho trovato un po’
di sollievo frequentando il salotto di Giulia Beccaria e facendo lunghe
passeggiate in compagnia del giovane Alessandro Manzoni. Ma il freddo, la nebbia
mi facevano sentire la nostalgia della mia terra. BARB
E ora di cosa si sta occupando? PASQ Sono membro della Commissione feudale e
dall’anno scorso, con la collaborazione di alcuni amici, sono riuscito a
riaprire l’antica Accademia Pontaniana. Sono anche socio dell’Istituto
d’incoraggiamento e c’è già qualcuno che ha proposto la mia candidatura
alla presidenza di questo nobile istituto. A questi impegni bisogna aggiungere
la mia attività giornalistica, sono infatti collaboratore del “Giornale
italiano” e direttore del “Corriere di Napoli”. Il nuovo re Gioacchino
Murat, lunga vita a lui, mi ha onorato nominandomi “maitre de requêtes”. BARB
Qual è la sua opera più importante? PASQ Il “Platone in Italia”, un romanzo storico
pubblicato in tre volumi dal 1804 al 1806. Un’opera che si riallaccia, per
quanto riguarda l’intento educativo e politico, al “Saggio storico sulla
rivoluzione napoletana del 1799”. Nel “Platone in Italia” fingo di aver
tradotto in lingua italiana un antico manoscritto greco, rimediando alle varie
lacune con aggiunte e integrazioni personali. BARB
E di cosa parla? PASQ Nella mia narrazione, Platone, l’illustre
filosofo ateniese, viene in Italia con l’amico Cleobulo. Il viaggio lo porta a
Taranto, dove è ospitato da Archita e poi, sempre alla scoperta della civiltà
italica, a Eraclea, a Sibari, a Crotone, Locri e Capua. In ogni città, le
usanze degli abitanti, quelle dei comuni vicini, i confronti tra le civiltà
antiche e quelle contemporanee sono gli argomenti di discussione, dalle arti,
alla politica, alle armi, agli utensili. BARB
Come è strutturato l’intero lavoro? PASQ Sotto forma di lettere e di ragionamenti vari,
non privi di polemica. Le descrizioni delle antiche usanze consentono di parlare
in modo diffuso della Magna Grecia riconoscendone la sua grande civiltà. |
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