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Testi di Giuseppe Campanaro per il programma GR Storia di Radio Blu Sat 2000

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STEF Niccolò dei Conti è uno dei più grandi viaggiatori che hanno percorso l’Asia. Oggi Niccolò è un uomo maturo che si gode l’agiatezza che ha conquistato, ma ogni tanto svolge incarichi che lo allontano dalla sua città.

Messer Niccolò, non prova un po’ di nostalgia per il periodo in cui viaggiava in lungo e in largo per l’Oriente?

 

PASQ Eh, non mi ci faccia pensare. Allora ero giovane e ho visto delle cose che a raccontargliele non mi crederebbe. Ora, cosa vuole, le mie preoccupazioni sono di tipo diverso e così alcuni fa  ho preparato il mio testamento.

 

STEF Suvvia, lei non è poi tanto vecchio …

 

PASQ Ma non sono più giovane, questo è il punto. Vivo ogni giorno come se fosse un regalo del Signore. Invece, quand’ero giovane, non ho mai avuto paura. Non sapevo se la sera avrei dormito nello stesso posto di dove mi ero alzato al mattino. E giravo, conoscevo gente, non vedevo mai la stessa faccia due volte di seguito. Quelli sì che erano bei tempi. Ora invece sto bene, non mi manca nulla, ma non sono felice.

 

STEF Ci vuol parlare dei suoi viaggi?

 

PASQ Cinquant’anni fa mi trovavo a Damasco, una città che non le dico: punto di partenza delle carovane per tutte le direzioni, sia in Oriente che in Occidente. È stato proprio qui che ho imparato l’arabo. Una sera ho saputo che una carovana si recava a Baghdad e mi sono aggregato. Abbiamo attraversato per giorni il deserto e poi siamo arrivati in questa città straordinaria: sembrava di vivere un sogno.

 

STEF E si è fermato molto a Baghdad?

 

PASQ Solo lo stretto necessario. Poi il viaggio è proseguito su chiatte e imbarcazioni sul Tigri e sui canali che confluiscono nell’Eufrate e sempre navigando siamo arrivati a Bassora e poi alle foci dei due fiumi gemelli. Che emozione quando ho visto per la prima volta l’Oceano Indiano. In un villaggio vicino Bandar Abbas ho cominciato a imparare un po’ di persiano prima di mettermi di nuovo in viaggio e un mese dopo siamo arrivati a Kambayah.

 

STEF Di questo viaggio ricorda in particolare qualche brutto momento?

 

PASQ Sì, una terribile esperienza, tanto che pensai che il mio viaggio era giunto al termine. Ricordo che avevamo lasciato da poco l’isola di Sumatra, quando fummo sorpresi da una tempesta mai vista in vita mia. Nonostante la forza delle onde, siamo miracolosamente riusciti a toccare terra sulla costa del Tenasserim.

 

STEF Ma quanto è durato questo suo viaggio?

 

PASQ Quindici anni dopo la mia partenza, sono ritornato a Venezia. Le terre più lontane che ho visto, oltre alla Cina, sono state le isole di Giava, dove sono rimasto parecchi mesi, attratto dalla bellezza dei paesaggi e dall’affabilità della popolazione. Dopo di che ho cominciato il percorso inverso ma, prima di tornare a casa, ho voluto ancora vedere il Monte Sinai. Poi mi sono recato al Cairo, dove mi sono imbarcato per Venezia.

   


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