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E ora ci occupiamo di un argomento che, purtroppo, costituisce un grosso
problema per la nostra società: la pazzia. Gli studi in questo campo stanno
facendo notevoli progressi, ma ancora non sono state trovate tutte le risposte e
pazzi si diventa a qualsiasi età e per svariati motivi. Il medico Vincenzo
Chiarugi è sicuramente un’autorità in questo campo, in quanto da anni si sta
occupando del fenomeno. Dottor
Chiarugi, lei ha scritto qualche trattato
sull’argomento? PASQ Uscirà proprio quest’anno, per i tipi del Carlieri in Firenze,
il lavoro che riassume un po’ le conclusioni a cui sono arrivato in questi
anni di studi. Si intitola “Della pazzia in genere e in ispecie” e, per
quanto ne so, è uno dei primi trattati di psichiatria clinica realizzato in
modo sistematico. BARB
Come viene analizzata la pazzia in questa sua opera? PASQ Da un punto di vista prevalentemente descrittivo
e nosografico, senza preoccuparsi troppo delle cause della malattia e di come
questa operi sul cervello umano. Le cause sono ignote a tutti gli studiosi e,
semmai, sono oggetto di studio della letteratura, più che della scienza medica. BARB
Scusi ma non capisco. Che cosa intende dire? PASQ Mi spiego subito. Insuperabile resta, secondo
me, la narrazione dell’Ariosto quando parla delle cause per cui si perde il
senno. Orlando l’ha perso per amore di Angelica, ma ci sono uomini che hanno
perso la ragione rincorrendo gloria e ricchezze, altri seguendo le arti magiche,
altri ancora sono andati alla ricerca di pietre preziose, di dipinti famosi, o
di altre cose che stimavano assai importanti. BARB
Se non le dispiace, ritorniamo a come viene affrontato il
problema nella nostra società. Come viene assistito il malato di mente? PASQ Fino ai giorni nostri, il malato di mente è
stato trattato come un delinquente pericoloso e in quanto tale tenuto legato ai
ceppi, in ambienti malsani, più simili alle prigioni che agli ospedali. Io
invece ritengo che queste persone sono ammalate come le altre, solo che non si
tratta di una malattia fisica ma mentale ed è per questo che mi sono fatto
promotore dell’ospedale della Carità che è stato realizzato a Firenze. BARB
Come ha cominciato a interessarsi del problema? PASQ Quasi per caso. Dopo la laurea, che ho
conseguito all’università di Pisa, mi sono recato a Firenze per perfezionarmi
nella pratica ospedaliera. Nel 1789 il granduca Leopoldo I di Toscana mi ha
affidato la direzione del manicomio, conosciuto col nome di Bonifacio dal nome
del convento che vi si trovava. La condizione dei degenti che si trovavano in
misere condizioni nel vecchio ospedale di Santa Dorotea con carenze evidenti di
assistenza di ogni genere ha fatto nascere in me il desiderio di aiutare questi
poveretti. BARB
È vero che lei ha stabilito delle norme precise di trattamento? PASQ Sì, nell’ospedale Bonifacio c’è un
regolamento ben preciso, che ognuno deve rispettare
quando si prende cura dei malati di mente. Mi sembra superfluo aggiungere che,
secondo questo regolamento, i pazienti devono essere trattati come esseri umani
e non come bestie pericolose da punire ogni volta che non si comportano in modo
adeguato. |
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