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GIANLUCA Sembra
destinato al fallimento il tentativo di Carlo d’Angiò di dare origine a una
“Luceria Christianorum”, da contrapporre alla Luceria saracinorum di
Federico II. Ci colleghiamo col nostro inviato Roberto Spinelli per un
aggiornamento sulla situazione.. MARCO In
effetti le centoventotto case fatte costruire da Carlo nel castello di Lucera
sono ancora vuote. Da fonti vicine alla corte si è appreso che il re solleciterà
di nuovo il siniscalco di Provenza, affinché convinca le famiglie a trasferirsi
in Puglia. GIANLUCA
Ma perché i provenzali dovrebbero lasciare la loro terra? MARCO Non è un mistero per nessuno che i saraceni
erano molto legati alla casa di Svevia e, sebbene siano stati sconfitti e
abbiano seguito la sorte dei loro protettori, continuano ad esercitare delle
scorrerie in questa zona. Non rappresentano una minaccia per Carlo, ma spesso
trovano l’appoggio della popolazione che non ha del tutto dimenticato
Federico. GIANLUCA
Ho capito. Carlo pensa ad un gruppo di uomini fidati per controbilanciare gli
effetti dei saraceni. MARCO È proprio così. E non ritenendo gli italiani
adatti allo scopo, vuol far venire dalla Provenza uomini a lui più fedeli. GIANLUCA
Ci sono degli incentivi per questa “migrazione”? MARCO Con l’editto del 20 ottobre 1274, Carlo
invitava Gaucherio di Sabran, vescovo di Sisteron, a inviargli dei coloni da
sistemare nel castello di Lucera. Sarebbero stati trasportati per mare dalla
Provenza e nutriti durante la navigazione. GIANLUCA
Beh, non è difficile capire perché nessuno abbia aderito all’iniziativa. MARCO Aspetta, c’è dell’altro. A ogni famiglia
sarebbe stata assegnata una casa più cinquanta soldi tornesi e, solo per il
primo anno però, il grano necessario per il vitto. Ogni nucleo familiare
avrebbe avuto un podere di 45 eminadi marsigliesi, che corrisponde a tre ettari
e 60 are, un paio di buoi e gli attrezzi agricoli necessari. Inoltre sarebbe
stato garantito il legnatico nel bosco di Alberona, il diritto al pascolo e
all’acqua, sia di fonte che di fiume. GIANLUCA
E nessuno ha risposto all’invito? MARCO Sono venute dei gruppi di persone da Aix,
Grasse, Sisteron, Digne, ma non potevano garantire le loro messi dalle
scorribande dei saraceni e poi non sopportavano il gran caldo della pianura
pugliese. GIANLUCA
E se ne sono tornati in Francia? MARCO No, perché il viaggio è lungo e le spese per
affrontarlo troppo alte. D’altra parte Carlo ha stabilito che nessuno può
allontanarsi senza la sua autorizzazzione. Questo dopo che molti cavalieri,
all’indomani della battaglia di Tagliacozzo, esaurito il periodo della
spartizione, se ne sono ritornati in Francia. GIANLUCA
E dove sono andate a finire queste famiglie di coloni? MARCO Sembra che si siano rifugiati nei monti vicini,
nei pressi del torrente Celone, dove hanno trovato un clima più simile alla
Provenza e hanno fondato delle borgate chiamate Celle e Faeto. GIANLUCA Una
figura davvero singolare quella di Carlo d’Angiò che vi proponiamo nel
servizio curato da Caterina Della Torre. LAURA Figlio
di Luigi VIII, re di Francia e Bianca di Castiglia, Carlo nasce nel 1226. Conte
dell’Anjou e del Maine, all’età
di vent’anni sposa Beatrice di Provenza. Il 28 giugno del 1265 riceve da papa Clemente IV,
francese originario di Nimes, territorio sottoposto a Carlo, l’investitura di
re di Sicilia. Appoggiato dalla Chiesa, con ingenti somme fornite
dai banchieri toscani, Carlo allestisce un poderoso esercito e il 26 febbraio
presso Benevento sconfigge Manfredi che trova la morte in battaglia. L’ultima possibilità del partito ghibellino,
rappresentata da Corradino di Svevia, svanisce il 23 agosto del 1268 a
Tagliacozzo. Corradino è fatto prigioniero e due mesi dopo viene decapitato
nella piazza del Mercato a Napoli. Nel 1270 Carlo partecipa, con il fratello Luigi IX,
re di Francia, alla crociata contro Tunisi, conquistando Corfù, Valona e
Durazzo. |
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