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STEF
Il duca di Savoia Carlo Emanuele I sta continuando la politica del padre
Emanuele Filiberto ed è stato soprannominato col titolo di “Grande”, come
Alessandro il Macedone perché è un guerriero coraggioso e un abilissimo
diplomatico. In questi dieci anni ha ben governato il suo piccolo stato ed è
riuscito a inserirlo nei più importanti avvenimenti politici e militari che
hanno coinvolto l’Europa. Duca, perché cerca di partecipare a tutti gli avvenimenti? PASQ (accento
piemontese) Guardi, gli italiani hanno sempre cercato di servire due
padroni, per far sì che non avessero poi a servirne nessuno. Se a questo
aggiungiamo che il mio è uno stato piccolo e in quanto tale potrebbe facilmente
essere annientato, capisce che per noi la situazione peggiore sarebbe
l’isolamento. Mio figlio Vittorio Amedeo è ancora piccolo, ma quando sarà più
grande gli dirò che in caso di guerra conviene allearsi a uno dei due
contendenti, in particolare a quello che arrecherà maggior vantaggio in caso di
vittoria. STEF
Qual è la situazione, oggi, nella Savoia? PASQ Io sono succeduto a mio padre quando avevo
soltanto 19 anni. Quando sono diventato duca, undici anni fa, nel mio stato
c’erano due correnti politiche: la savoiarda e la piemontese. La prima mirava
a un’espansione territoriale al di là delle Alpi, la seconda era invece
favorevole a un progressivo ingrandimento nel suolo italiano. Favorevole a
questa seconda soluzione è stato anche mio padre Emanuele Filiberto, che ha
spostato la capitale dello stato da Chambery a Torino e ha stabilito che
l’italiano fosse la lingua ufficiale a corte. STEF
E lei è dell’idea di seguire la strada intrapresa da suo padre? PASQ Per il mio piccolo stato qualsiasi espansione va
bene, sia di qua che di là delle Alpi: la conquista di Ginevra, il controllo
della Provenza, ma si trattasse anche della Boemia non ci tireremmo certo
indietro. Io sono del parere che per raggiungere questi traguardi, non bisogna
aspettare che si presenti l’occasione, ma ci si deve sforzare in un certo
senso di precorrere gli avvenimenti e far capire alle grandi potenze che la
Savoia, sebbene sia un piccolo stato, ha tradizioni militari di valore. STEF
Riuscirà a ritornare in possesso della città di Ginevra? PASQ Dopo che è diventato il centro del calvinismo,
Ginevra si è data un ordinamento democratico e non è voluta ritornare sotto la
dominazione sabauda. Ho chiesto l’appoggio di Filippo II di Spagna e di papa
Gregorio XIII per ritornare in possesso della città. Il re Filippo ha dato un
sostegno solo a parole per l’impresa, invece Enrico III di Francia, Elisabetta
d’Inghilterra e la Dieta Elvetica hanno
lasciato chiaramente capire che si sarebbero opposti a qualsiasi tentativo di
conquista. STEF
E il papa Gregorio XIII? PASQ Anche dal pontefice sono arrivate solo generiche
promesse di appoggio. Col successore Sisto V le cose sono andate meglio; in un
primo momento ha promesso l’invio di 4 mila uomini e denaro, poi 24 mila scudi
a condizione che l’impresa si facesse in nome della Sede Apostolica con
l’assistenza del conte di Sarno e di Latino Orsini, richieste che all’inizio
mi hanno fatto desistere dall’impresa. STEF
E poi ha cambiato idea? PASQ Sì, due anni fa. Quando la situazione
internazionale mi è sembrata favorevole, ho chiesto al papa gli aiuti promessi
e mi sono detto disposto a compiere la conquista di Ginevra in nome suo e per
conto della Sede Apostolica, ma Sisto V ha risposto che l’impresa non si
doveva più fare in nome suo e ha promesso 100 mila scudi d’oro se fossi
riuscito a conquistare la città entro il 1589. Un modo come un altro per far
intendere che non aveva alcuna intenzione di aiutarmi a conquistare Ginevra. |
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