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Testi di Giuseppe Campanaro per il programma GR Storia di Radio Blu Sat 2000

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STEF Il piemontese Giovanni Battista Beccaria ha fatto parte dell’Ordine degli Scolopi e ha insegnato filosofia e retorica a Palermo e a Roma, ma ha sempre avuto una grande passione per la fisica. Nel 1748 è stato chiamato dal re Carlo Emanuele III alla cattedra di fisica dell'Università di Torino, alla quale ha dato un indirizzo prevalentemente sperimentale interessandosi soprattutto di elettricità.

Professor Beccaria, come sono state accolte queste sue novità nell’ambiente accademico torinese?

 

LUCIO Male, molto male. Guardi, io non ho certo un carattere facile, ma non sopporto le critiche prive di fondamento, che mi fanno soffrire al punto che sono capace di tenere il mio risentimento a lungo. Questo perché mi impegno seriamente e non sono certo un ciarlatano, come alcuni dei miei colleghi che, pensi, seguono ancora il metodo cartesiano.

 

STEF Quali sono, invece, i suoi interessi?

 

LUCIO Mi sono dedicato in particolare all’elettricità e ho dato un assetto organico ai fenomeni elettrici, che hanno ricevuto un notevole impulso grazie a Beniamino Franklin. Tale sistemazione si può trovare nella mia opera intitolata “Elettricismo naturale e artificiale” che è stata pubblicata a Torino.

 

STEF E sul piano sperimentale quali sono state le novità?

 

LUCIO L’unico rivelatore di cariche elettriche finora è stato il “pendolino”. Ebbene, al pendolino io ho aggiunto anche il “fiocco”, che si forma davanti a una punta elettrizzata positivamente e la “stelletta” che si forma invece su una punta elettrizzata negativamente. Lei, forse, non comprende l’importanza di queste scoperte, ma le posso garantire che  fiocco e stelletta mi hanno consentito di scoprire la dispersione delle cariche elettriche nell’aria.

 

STEF E queste cariche elettriche si possono misurare?

 

LUCIO Guardi, io da anni mi sto occupando del fenomeno, ma devo riconoscere che non sono ancora arrivato a una soluzione. I miei esperimenti mi hanno permesso però di capire che i metalli oppongono una resistenza proporzionale alla loro lunghezza. Non solo, ma che un ago di ferro attraversato da una scarica elettrica si magnetizza, il che fa pensare che il magnetismo terrestre sia dovuto a una corrente elettrica che avvolge perennemente la Terra.

 

STEF Come mai è entrato in polemica con l’astronomo Cassini?

 

LUCIO Non mi parli di Cassini. Lo sa che cosa ha avuto il coraggio di dire? Che il lavoro realizzato da me e dal mio assistente Canonica per misurare l’arco di meridiano in Piemonte, lavoro che è stato pubblicato l’anno scorso a Torino nel libro “Gradus taurinensis”, sarebbe tutto sbagliato. Ma si rende conto?

 

STEF Scusi, ma anche il suo ex allievo Cigna, non condivide alcune sue teorie …

 

LUCIO Ecco, questa è la dimostrazione evidente dell’ingratitudine umana. E pensare che Cigna era un allievo molto promettente e lo avevo messo al corrente su alcune mie ricerche sull’elettricità.

 


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