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Testi di Giuseppe Campanaro per il programma GR Storia di Radio Blu Sat 2000

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STEF Giovanni Gherardi è un fiorentino dai molti interessi: oltre che avvocato, notaio e architetto, è anche un appassionato cultore dei tre grandi scrittori italiani del Trecento. È perciò la persona più indicata per parlarci di Pedro Lopez de Ayala un autore spagnolo scomparso due anni fa.

Lopez de Ayala può, in qualche modo, essere paragonato agli scrittori italiani del Trecento?

 

LUCIO Assolutamente no. Anche se ha fatto tradurre in castigliano alcune opere di Boccaccio, Lopez de Ayala si è occupato di tutto un altro genere.

 

STEF Cosa ci può dire di lui?

 

LUCIO È stato educato dallo zio cardinale Pedro Gomez Barroso ed è considerato uno dei più rappresentativi storici castigliani. Nella sua vita Ayala ha avuto alterna fortuna, ma in particolare va ricordato un episodio: la prigionia seguita alla sconfitta della battaglia di Aljubarrota del 1385. Ayala aveva fatto di tutto per convincere il re Juan I a non scatenare la guerra contro il Portogallo, ma ogni tentativo era risultato vano.

 

STEF L’esperienza della prigionia lo ha segnato in qualche modo?

 

LUCIO Certamente. Lopez de Ayala lo possiamo considerare un pessimista e la prigionia non ha fatto che aggravare questo suo modo di vedere avvicinandolo alla religione. È vero che è stato poi riscattato e la sua stella è tornata a brillare quando è stato mandato come ambasciatore in Francia, ma al tempo del re Enrico III la crisi mistica è riaffiorata, tanto che ha trascorso un lungo periodo di ritiro nel monastero di San Miguel del Monte.

 

STEF E delle sue opere cosa ci può dire?

 

LUCIO Innanzitutto il grande merito di Ayala è quello di aver fatto tradurre in castigliano alcune opere classiche. Per quanto riguarda la sua produzione, durante la prigionia ha composto parte della “Rimeria di palazzo”, un poema in cui viene descritta con lucidità la crisi della società in cui Ayala è vissuto. Comunque, la sua opera più importante rimane “Le cronache dei re di Castiglia”, in cui si narra la storia dei regni di Pedro I, Enrique II, Juan I e parte di quello di Enrique III.

 

STEF Qual è il pregio principale di quest’opera?

 

LUCIO È uno dei primi testi spagnoli in cui la cronaca cede il posto alla storia, grazie anche al fatto che Lopez de Ayala è stato testimone e a volte parte in causa degli avvenimenti che ha raccontato. Il periodo è quello della Spagna sul finire del XIV secolo che Ayala ha descritto con una obiettività spregiudicata, che rivela la sua sincerità nel presentare gli avvenimenti del suo paese.

 

STEF Quale possiamo considerare il suo modello di storico?

 

LUCIO Lo scrittore spagnolo ha fatto tradurre in castigliano la prima decade di Tito Livio, la “Consolazione della filosofia”. Livio è stato uno storico onesto, imparziale (tranne nel caso in cui si trovassero di fronte romani e stranieri) e più che ragionare sui fatti, li ha drammatizzati, introducendo il lettore nella psicologia dei personaggi. Tutte queste caratteristiche hanno influenzato non poco le “Cronache” di Ayala.

   


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