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STEF
Da quando la parola “Scapigliatura” è comparsa per la prima volta nel mondo
letterario, esattamente 4 anni fa sulla rivista milanese «Il Pungolo», il
termine è servito per indicare dei giovani un po’ ribelli e anticonformisti.
Proprio sull’almanacco di «Il Pungolo» infatti, sono state pubblicate delle
anticipazioni del romanzo «La Scapigliatura e il 6 febbraio» di Carlo
Righetti, in arte Cletto Arrighi, che ha accettato di rispondere ad alcune
domande. Se lo immaginava che il suo romanzo avrebbe scatenato
tanto putiferio? FABIO
Guardi, nei miei confronti è stato detto
di tutto. Ci tengo a sottolineare che la mia è innanzitutto una posizione
antiborghese, che vuole rompere con le vecchie tradizioni e si pone in un
atteggiamento polemico nei confronti del grigio conformismo dell’epoca in cui
viviamo. Non si tratta di una falsa ribellione, come qualcuno ha detto, cioè
non è una posa per attirare l’attenzione, ma è davvero un’esigenza di
novità sia nella letteratura che nella vita. STEF
Quali sono le novità che vengono proposte?
FABIO Beh, innanzitutto siamo stufi di Manzoni e del
modello che lo scrittore milanese ha imposto negli ambienti letterari. Noi
“scapigliati”, come ci hanno etichettato, reclamiamo il diritto di vivere in
piena libertà, secondo le nostre esigenze, senza seguire scopi religiosi
o altre finalità che si addicono più ai missionari che a dei giovani
nel pieno delle loro energie. Insomma, per noi il modello da seguire non è
l’autore dei “Promessi sposi”, ma quelli che sono stati definiti i poeti
“maledetti” francesi. STEF
E dei “naturalisti”, di quegli scrittori che mirano a raccontare il vero
cosa pensate? FABIO Guardiamo con interesse anche a questi aspetti,
perché sono più autentici di storie bellissime, ma poco credibili. Per quanto
riguarda il vero da rappresentare, noi preferiamo quelle forme che sono state
trascurate dalla letteratura tradizionale, come il brutto, il deforme,
l’anormale. Naturalmente anche il linguaggio è diverso: più dimesso, molto
vicino a quello parlato, con termini di uso quotidiano o di parole dialettali. STEF
E qual è la trama del suo romanzo “La Scapigliatura e il 6 febbraio”? FABIO La storia è ambientata a Milano, durante gli
sfortunati moti mazziniani del 6 febbraio 1853 e si può vedere sia da un punto
di vista sentimentale che da uno politico. Protagonista è un giovane cinico,
figlio illegittimo di un appartenente alla buona società, che si innamora di
una giovane e bella donna maritata, fino a diventare il suo amante. Allo stesso
tempo si lega con una ragazza del popolo e da questa relazione nasce un bambino. STEF
E quali sono le considerazioni politiche? FABIO Il giovane è convinto dell’inutilità dei
moti mazziniani, che sono affidati alla guida dei peggiori esponenti popolari e
scappa in Francia con l’amante. Vengono raggiunti e quando marito e amante
stanno per sfidarsi a duello, interviene il tutore del giovane e rivela che sono
in realtà padre e figlio. La rivoluzione popolare che avviene il giorno dopo ha
tra i più accesi proprio il giovane, che si getta con impeto nei combattimenti,
ma muore. Il bimbo che è nato dalla sua relazione con la fanciulla viene
adottato dal padre e dall’antica amante. |
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