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Testi di Giuseppe Campanaro per il programma GR Storia di Radio Blu Sat 2000

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STEF Se c’è un paese oggi in Europa dove esiste la libertà di stampa, questo è sicuramente l’Inghilterra. Settimanali e periodici, come “The Review”, fondato da Defoe, o “The Tatler” di Steele offrono oltre alle notizie anche commenti. Sull’onda di questi prestigiosi organi di informazione, il 1° marzo di quest’anno ha iniziato le pubblicazioni “The Spectator”, fondato da Joseph Addison che ha accettato di rispondere ad alcune nostre domande.

Mister Addison, perché ha deciso di fondare un nuovo giornale?

 

LUCIO Well, come lei sa, ho iniziato la mia collaborazione a “The Tatler” praticamente da quando è nato, ma in modo saltuario con alcuni saggi. A partire dall’ottantacinquesimo numero del giornale la mia collaborazione è diventata più stretta e continuativa. Purtroppo “The Tatler” ha cessato le pubblicazioni il 2 gennaio di quest’anno ed allora ho pensato di fondare, col mio amico Steele, un nuovo giornale, appunto “The Spectator”.  

STEF E che cosa vuol dire?

 

LUCIO In italiano significa “Lo Spettatore”. Il giornale è intitolato a lord John Sommers, barone di Evesham, che è stato un mio mecenate già ai tempi di re Giacomo III. Nel primo numero, Steele ha spiegato lo scopo del giornale, che è quello di contribuire al diletto e all’istruzione e a bandire il vizio e l’ignoranza dalla Gran Bretagna. La cosa che temiamo di più è quella di annoiare il lettore, quindi gli articoli saranno presentati in forma accessibile e gradevole.

 

STEF Non le sembra un po’ generico come proposito?

 

LUCIO Non direi, perché è fin troppo facile farsi prendere la mano, come possiamo vedere in altri giornali, che raccontano i fatti con una noia terribile, senza un briciolo di grazia o di umorismo. Seguendo questi criteri, già nel secondo numero Steele, presentando i collaboratori del giornale, ha evitato di essere pedante. Per farle un esempio, di me ha parlato come di un gentiluomo di campagna di nome Roger de Coverly, dal carattere tra il sentimentale e l’umorale, che vive nel Worcestershire, lontano dal rumore mondano.

 

STEF In che cosa “The Spectator” è diverso da “The Tatler”?

 

LUCIO Prima era evidente nello stile e nella scelta dei temi che c’era una specie di riverenza nei confronti della cultura francese e una devozione per i classici che sfiorava la forma maniacale. Invece in questo nuovo giornale noi vogliamo intrattenere il nostro pubblico familiarmente; un pubblico, non dimentichiamolo, che è in grado di seguire e apprezzare le sfumature, tanto del discorso che dei sentimenti.

 

STEF Quindi l’attenzione è rivolta principalmente all’attualità?

 

LUCIO Non soltanto. Sul nostro giornale si parla della vita di tutti i giorni, degli avvenimenti che fanno notizia, ma anche di opere letterarie o di avvenimenti che non sono realmente accaduti, ma immaginati. In parole povere, bisogna portare la filosofia fuori dalle accademie e dalle biblioteche per farla arrivare nei ritrovi pubblici, nei caffè, nei discorsi della gente allo scopo di liberare la cultura dalla pedanteria e dalla tetraggine dalle quali è avvolta.

   


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