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STEF Camillo
Borghese è il nuovo papa. Ha scelto di chiamarsi Paolo V e succede a Leone XI,
che non è rimasto in carica nemmeno un mese. Il nuovo pontefice è nato a Roma
il 17 settembre del 1552 da una famiglia originaria di Siena e dopo essersi
laureato in giurisprudenza ha svolto importanti uffici per la Curia. Si è
distinto per l’attività infaticabile, l’amore per la giustizia e la mitezza
del carattere ed è diventato cardinale nel 1596. Nella scheda preparata da
Alessandra Banchieri sono elencati i principali problemi che il papa appena
eletto dovrà affrontare. CLAUDIA
Sul piano internazionale, numerosi sono i problemi che minacciano la pace.
Spagna e Olanda sono ancora in conflitto tra loro, nonostante la sconfitta che
gli spagnoli hanno subito a Nieuport a opera della coalizione formata da
olandesi e inglesi. In
Inghilterra, alla morte di Elisabetta I avvenuta due anni fa, ha preso la corona
Giacomo, figlio di Maria Stuarda, che ha unito la corona di Scozia a quella
d’Inghilterra, ma sono in atto delle cospirazioni che mettono in crisi la
raggiunta unità. L’Italia
direttamente o indirettamente è sotto il dominio della Spagna.
Sono sotto il controllo diretto il ducato di Milano, i regni di Napoli,
di Sicilia e di Sardegna. La Toscana invece è controllata dalle piazzeforti
degli stati dei presìdi, che comprendono Piombino, l’isola d’Elba e il
promontorio dell’Argentario. Gli
altri stati cercano l’alleanza della Spagna per ricevere privilegi o appalti
fiscali, come nel caso di Genova, o per proteggersi dalla minaccia turca, come
nel caso di Venezia. Anche lo stato pontificio deve appoggiarsi a quello che è
l’alleato cattolico più potente per portare avanti la sua politica religiosa. Da
un punto di vista economico la situazione negli stati italiani presenta un
notevole cambiamento in quanto, sia nel commercio che nell’esportazione, le
città italiane non solo hanno perso il primato, ma il loro ruolo è del tutto
secondario rispetto alle città inglesi e olandesi che dominano i traffici su
scala mondiale. I
capitali sono di nuovo investiti nell’acquisto di terreni, considerati una
fonte sicura di reddito e di potere, mentre ristagnano le attività
manifatturiere, mercantili e finanziarie che avevano caratterizzato l’economia
urbana nei momenti di massima prosperità. Non
passa anno senza che qualche regione sia colpita da una carestia con effetti
devastanti perché i cereali, soprattutto quelli più poveri come segale, orzo,
avena e mais, costituiscono l’alimento principale di larghi strati della
popolazione, ma la scarsità di concime e la mancanza di rotazioni agrarie
rendono i raccolti molto precari.
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